72. La normalizzazione (al contrario): nuova puntata

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Viva il “matrimonio per tutti!”, viva l’uguaglianza… sì, ma a quale prezzo?

La realtà ci sta già mettendo di fronte alle conseguenze del sovvertimento antropologico in cui siamo immersi. Conseguenze che vengono spesso acriticamente accettate e considerate ‘moderne’, ma che in realtà – se si è onesti – stonano.

Dopo che sono recentemente apparsi due importanti articoli, a firma di Tonino Cantelmi e Renzo Puccetti, credo sia possibile, anzi doveroso, ritornare a riflettere sulle modalità operative dell’Ordine degli Psicologioltre che sulla vulgata para-scientifica che da mesi ci martella sui temi bioetici del “matrimonio per tutti” e delle adozioni per coppie same-sex.

Dopo un breve richiamo agli ultimi, decisi, passi in avanti nel cosiddetto “piano inclinato”, alla faccia di coloro i quali semplicemente negano l’esistenza stessa, arriverò brevemente a mostrare che il modus operandi dell’Ordinefavorisce questa vulgata ed è quindi esso stesso anti-scientifico.

Prendiamo solo due, tra gli ultimi esempi (anche se l’elenco, purtroppo, sarebbe lunghissimo):

  1. Mamma e figlio si innamorano: “Vogliamo sposarci e avere un bambino
  2. I poliamorosi in Spagna chiedono diritti

Era logicamente ed ampiamente prevedibile. Una volta accreditata la battaglia per il “matrimonio per tutti”, svincolato dalla sua ratio sociale (che sta, ricordiamolo, non nel riconoscimento di un sentimento privato, bensì di unafunzione socialmente fondativa, ovvero nella regolamentazione e nella protezione della coppia uomo-donna, in quanto è solo da questa specifica forma di unione che si generano gli individui di cui la società stessa si compone), non resta che scivolare giù, lungo il piano inclinato. D’altra parte, se è solo l’amore, il sentimento, a fondare un istituto socialmente riconosciuto, perché negare il matrimonio a chiunque lo richieda, in base ad un sentimento? Ne abbiamo già discusso, si tratta di uno dei tanti, evidenti paradossi in cui si cade quando si perde di vista il fondamento etico e sociale del matrimonio (e dell’adozione, ad esso correlato).

Dunque la discesa, giù per il piano inclinato, accelera. Ed ho il sospetto che siamo solo all’inizio.

Non si tratta di una questione “scientifica” (psicologica, sociologica, antropologica), men che meno religiosa, ma solo e soltanto etica. La scienza, la psicologia, nemmeno la più raffinata delle analisi sociologiche o psicometriche, e più in generale nessuna scienza potranno mai dirci qualcosa di normativo, qualcosa di vincolante su ciò che è eticamente accettabile. Eppure, com’è evidente, ci sono forze che lavorano giorno e notte per confondere i cittadini e far credere loro che, in assenza di un principio etico condiviso, sia proprio la scienza a dover scrivere l’ultima parola in campo morale.

impossibile, gender, luoghi comuni, confusione linguistica, ragione_matrimonioSiamo arrivati a questo punto. Lo strumento si confonde con il fine; ciò che è tecnicamente possibile diventa, eo ipso, eticamente buono; la normatività viene dedotta dall’antropologia; il diritto di un essere umano è mera questione di maggioranza. Anzi di maggioranze, perché si sa: nella storia sono variabili, e spesso di segno opposto. Ed è così, come del resto il pensiero debole aveva profetizzato, che siamo arrivati allo smarrimento del senso stesso del diritto, a partire dalla negazione del suo fondamento metafisico ed antropologico (chi ha ancora, oggi, il coraggio di appellarsi al diritto naturale?), per giungere allegramente all’affermazione del merodiritto positivo. Dipendente, a sua volta, dalle ragioni o dalle pretese delle maggioranze di turno. E il cerchio, così, si chiude.

Veniamo dunque al caso italiano.

Partiamo dall’Ordine degli Psicologi. L’intervento, magistrale, di Cantelmi ha molti pregi che sarebbe qui difficile sottolineare in poche righe. Ma uno su tutti è l’affermare chiaramente, una volta per tutte, che “Il Re è nudo“. Con una escalation senza precedenti, l’Ordine degli Psicologi sembra muoversi sempre più esercitando pressioni indebite sui suoi iscritti e, quel che è peggio, in modo sostanzialmente contrario al grado di epistéme che ci aspetteremmo da un’associazione di questo tipo. Le dichiarazioni e i comunicati stampa in merito all’ideologia gender e alla questione delle adozioni in coppie same-sex palesano infatti una pericolosa curvatura ideologica, non solo in correlazione al fatto (tristemente risaputo) che gli iscritti vengono segnalati ed automaticamente invitati (dato preoccupante di per sé) a dare spiegazioni, a giustificarsi, a produrre documenti, laddove manifestino posizioni contrarie al mainstream dominante (mentre mai avviene, guarda caso, il contrario), ma soprattutto quando la posizione assunta dall’Ordine si rivela (pubblicamente ed in perfetto sincronismo con le dinamiche politiche del momento) in tutta la sua unilateralità: non sembra infatti minimamente tener conto né della pluralità (scientificamente fondata) delle posizioni, né tantomeno di che cosa sia (e debba essere) un serio dibattito scientifico. Anzi, lo stesso dibattito sembra impedito a priori. Per esempio cancellando gli interventi critici dalle pagine dei social network.

Modus operandi, questo, palesemente contrario all’epistéme scientifica: la scienza non solo dovrebbe vivere nel edel dibattito tra opposte posizioni, ma dovrebbe anche ricordarsi che (ad eccezione della matematica) non è in grado di dimostrare mai nulla in modo definitivo. Il campo della ricerca è per sua natura, e dev’essere, sempre aperto, perché si possa parlare di scienza genuina e non di scienza asservita all’ideologia.

Fanno riflettere, a questo proposito, i comunicati stampa degli ordini regionali puntualmente fatti circolare “ad orologeria” proprio in concomitanza con la recente votazione del ddl Cirinnà.

I livelli discutibili sono almeno due: quello dell’analisi logica e semantica (il come) e quello dei contenuti (il cosa). Ci sarebbe anche il piano teleologico (il perché) ma fare dietrologia non è il mio mestiere mi fermo qui.

Un solo richiamo all’analisi del documento dell’Ordine piemontese, preso ad esempio, sarà più che sufficiente.

omofobia_obesità_cristianofobia_matrimonio_gender_discriminazioneAllo stesso modo, meritevole di attenzione e di massima divulgazione è l’intervento di Renzo Puccetti. Anche qui i punti di forza sono molti, ma un punto più degli altri mi sembra da rimarcare. Ammesso e non concesso che l’attrazione omosessuale possa essere innata (come viene spiegato nell’articolo), questo assunto (o la sua negazione) non costituisce né un dogma scientifico né tantomeno di fede, e nemmeno una ragione sufficiente per chiudere tutta la discussione in un cieco determinismo. La coerenza, prima di tutto: se è sufficiente una predisposizione genetica per accettarne passivamente tutte le conseguenze specie-specifiche, allora non si vede perché le persone omosessuali che desiderano un cambiamento non abbiano abbiano il diritto di chiedere sostegno e di ottenerlo, se non fosse altro per trovare un equilibrio più soddisfacente, come avviene per altri casi in cui la genetica sembra giocare un ruolo importante (come ad esempio nel caso degli obesi, opportunamente richiamato da Puccetti). Gli ex obesi, come gli ex omosessuali, mostrano in modo incontrovertibile che un cambiamento è possibile. Perché allora nessuno condanna i terapeuti che sostengono gli obesi che desiderano cambiare, mentre lo stesso sostegno viene stigmatizzato nel caso degli omosessuali?

Detto questo, occorre infine ribadire l’assurdità delle pretese che vengono avanzate (matrimonio e conseguente possibilità di adozione) sulla base di queste considerazioni (ed affini, come per es. “è un fatto naturale”, “l’antropologia mostra che non esiste una famiglia naturale” e così via). Quand’anche la scienza mostrasse ulteriori e più cospicui risultati in favore dell’ipotesi dell’origine genetica dell’omosessualità, da ciò non deriva in alcun modo alcuna conseguenza vincolante sul piano etico: negare il padre o la madre ad un bambino solo per soddisfare il desiderio di due adulti è e resterà un atto di vergognosa violenza. E se c’è chi si azzarda a sostenere che un bambino può vivere benissimo senza mamma o senza papà, rispondiamo che a maggior ragione due omosessuali potranno vivere benissimo senza un bambino.

 

 

 

Alessandro Benigni

 

http://www.noein.eu

 

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