Klein. La funzione dell’analisi infantile

 

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Per Melanie Klein (Vienna 1882-Londra 1960) l’Es, l’Io e il Super-Io si strutturano precocemente nel bambino, a partire dai primi mesi di vita; il loro sviluppo è collegato alle fantasie e ai sentimenti ambivalenti che caratterizzano i primi rapporti con l’oggetto (il seno materno). L’analisi infantile risale alle prime situazioni ansiogene vissute dal bambino nel primo anno di vita e alle quali sono legati i suoi vissuti di angoscia e i sensi di colpa, conseguenza delle sue fantasie sadiche e dei suoi impulsi aggressivi nei confronti dell’oggetto. Rivelando al bambino l’origine delle sue angosce e delle sue paure, diminuisce la “fissazione” della libido a quei primi stadi pregenitali di sviluppo; si ottiene in questo modo un adeguamento tra l’Es e lo stesso Super-Io e quindi un rafforzamento dell’Io. L’analisi si propone quindi anche con il bambino, così come con l’adulto, di sostenere il naturale sviluppo dell’individuo. Contrariamente a quanto sosteneva A. Freud, M: Klein non ritiene infatti che rientri nei compiti dell’analista quello di svolgere una funzione “educativa” nei confronti del bambino, dal momento che egli ha una sua autonoma personalità che l’analisi deve aiutare a svilupparsi liberamente.

 

M. Klein, La psicoanalisi dei bambini

Per quanto riguarda gli adulti è chiaro che la funzione della psicoanalisi consiste nel correggere l’errato andamento che ha assunto lo sviluppo psicologico dell’individuo. A tale scopo la psicoanalisi deve cercare di armonizzare l’Es dell’adulto con le esigenze del suo Super-Io, e nel corso di tale adeguamento, l’Io, rafforzato, viene posto in condizione di soddisfare anche le esigenze della realtà.
Ma cosa si può dire riguardo ai bambini? Come può l’analista influenzare una vita che è ancora in via di sviluppo? In primo luogo l’analisi risolve le fissazioni sadiche del bambino diminuendo in tal modo la severità del suo Super-Io e, contemporaneamente, l’intensità dell’angoscia e la pressione dei desideri istintuali; con la maturazione della sessualità e del Super-Io, l’Io si espande e si rivela in grado di conciliare le esigenze sul Super-Io con quelle della realtà, per cui le nuove sublimazioni si consolidano e le precedenti perdono il loro carattere sporadico ed ossessivo.
Nella pubertà il ragazzo deve consolidare le proprie esigenze interiori per potersi distaccare dai suoi oggetti; ciò, però, può avvenire soltanto se l’angoscia e il sentimento di colpa non superano certi limiti. Diversamente il suo comportamento si tradurrà in una fuga, anziché essere un genuino distacco, oppure il bambino resterà per sempre fissato ai suoi oggetti originari senza potersene allontanare.
Lo sviluppo del bambino può riuscire soddisfacente soltanto se viene mitigata la severità del suo Super-Io. Per quanto le esigenze proprie di ogni età, possano differire in misura notevole le une dalle altre, esse possono essere soddisfatte sempre ad una medesima condizione fondamentale, e cioè di ottenere un adeguamento tra il Super-Io e l’Es e di conseguenza un rafforzamento dell’Io. Favorendo questo processo di adeguamento l’analisi segue e sostiene il naturale processo della crescita del bambino ad ogni singolo stadio del suo sviluppo. Allo stesso tempo l’analisi, diminuendo l’angoscia e i sentimenti di colpa, limita le attività sessuali del bambino per quanto riguarda i loro aspetti coatti, e le normalizza liberandole dagli aspetti fobici. Agendo perciò su quei fattori che falserebbero il normale sviluppo del bambino, l’analisi consente al bambino di dare liberamente inizio alla propria vita sessuale e alla propria futura personalità.
In questo libro ho cercato di dimostrare che quanto più l’analisi penetra negli strati profondi dello psichismo tanto più viene alleviata la pressione del Super-Io. Dobbiamo chiederci però se non può accadere che un processo analitico di questo genere, condotto in profondità, possa finire per diminuire grandemente la funzione del Super-Io o, persino, annullarla del tutto. Abbiamo visto che la libido, il Super-Io e il rapporto oggettuale si influenzano vicendevolmente nel corso del loro sviluppo e che pulsioni libidiche e pulsioni distruttive, oltre ad essere fuse tra loro, si influenzano reciprocamente; abbiamo visto anche che quando il sadismo suscita angoscia codeste due serie di pulsioni aumentano d’intensità. Perciò l’angoscia che si mobilità nelle primissime situazioni ansiogene, non soltanto esercita una notevole influenza sui punti di fissazione della libido e sulle esperienze sessuali del bambino, ma è in effetti legata ad esse ed è diventata un elemento di codeste fissazioni libidiche.
L’esperienza ha dimostrato che un trattamento psicoanalitico, per quanto completo possa essere, potrà solo diminuire l’intensità dei punti di fissazione pregenitale e del sadismo del bambino, e non li potrà mai eliminare del tutto, e soltanto parte della sua libido pregenitale può essere trasformata in libido genitale. A mio parere questo fatto ben noto vale anche per il Super-Io. L’angoscia che il bambino prova in conseguenza delle pulsioni distruttive e che risponde, sia qualitativamente che quantitativamente, alle fantasie sadiche, si fonde con la paura dei pericolosi oggetti internalizzati, e porta ad evidenti situazioni d’angoscia le quali sono a loro volta legate alle sue pulsioni pregenitali che, come ho cercato di dimostrare, non possono venire eliminate del tutto. L’analisi non può che indebolirne la potenza in quanto riduce il sadismo e l’angoscia. Ne consegue, quindi, che il Super-Io appartenente ai primi stadi dell’infanzia non rinuncia mai completamente alle sue funzioni. Tutto quello che l’analisi può fare è diminuire le fissazioni pregenitali e l’angoscia, ed aiutare in tal modo il Super-Io a progredire dagli stadi pregenitali a quello genitale. Ogni progresso compiuto nel diminuire la severità del Super-Io comporta un rafforzamento delle pulsioni libidiche rispetto a quelle distruttive e permette alla libido di raggiungere lo stadio genitale in misura più completa.
Vorrei ora esaminare brevemente i fattori che provocano la psiconevrosi. Non intendo parlare di quei numerosissimi casi in cui la malattia risale alla prima infanzia e alcune volte muta la propria fisionomia nel corso della vita dell’individuo, mentre altre volte conserva le caratteristiche originarie, ma mi limiterò a quei casi in cui la malattia sembra iniziare in un momento particolare. L’analisi indica che anche in questi casi la malattia era presente in forma latente, ma che in conseguenza di un determinato avvenimento è entrata in una fase acuta che l’ha tramutata in una malattia vera e propria. Uno dei modi in cui questo può avvenire è che l’individuo si trovi di fronte ad avvenimenti che confermino le sue prime situazioni d’angoscia, che la quantità di angoscia presente in lui si elevi fino ad un punto tale che il suo Io non può tollerarla, e si manifesti lo stato patologico. O ancora, avvenimenti esterni sfavorevoli possono assumere per l’individuo un significato patologico e provocare delle interferenze nel processo di dominio dell’angoscia, con il risultato che il suo Io viene a trovarsi abbandonato e indifeso di fronte alla pressione eccessiva dell’angoscia. In questo modo, una qualsiasi delusione, di per se stessa trascurabile, scuotendo la sua convinzione nelle immagini coadiuvanti e nelle sue possibilità costruttive, e ostacolando l’impiego dei mezzi di cui dispone per dominare l’angoscia, può provocare nell’individuo una malattia, e lo stesso può dirsi di un avvenimento che costituisca una conferma alla realtà delle sue prime paure e ne aumenti l’angoscia. Questi due fattori, almeno in una certa misura, procedono di pari passo e qualsiasi circostanza che agisca contemporaneamente nei due sensi è destinata inevitabilmente a provocare una malattia psichica.
Risulta da quanto abbiamo detto che la base delle affezioni psiconevrotiche è costituita dalle prime situazioni ansiogene del bambino, la cui azione l’analisi non può mai arrestare interamente né nella cura degli adulti né in quella dei bambini. Pur non potendo mai portare ad una guarigione completa né escludere la possibilità che l’individuo subisca delle ricadute, l’analisi tuttavia può, almeno entro certi limiti, avere un effetto terapeutico e quindi diminuire le possibilità di future malattie, il che rappresenta un fatto di grande valore pratico. Quanto più l’analisi riuscirà a ridurre l’intensità delle situazioni ansiogene precoci del bambino e a rafforzare il suo Io ed i metodi da questo impiegati per dominare l’angoscia, tanto maggiore successo avrà come misura profilattica.
Ad un’altra limitazione va soggetta la psicoanalisi a causa delle variazioni individuali che esistono nell’organizzazione psichica degli individui e persino dei bambini più piccoli. La misura della capacità dell’individuo a risolvere l’angoscia dipenderà grandemente dal quantitativo dell’angoscia, dal tipo, dalle situazioni ansiogene predominanti e dai principali meccanismi difensivi che l’Io ha elaborato nei primi stadi del suo sviluppo; in altre parole, dalla base della struttura dei disturbi psichici nell’infanzia.
In casi piuttosto gravi ho ritenuto necessario protrarre l’analisi per un lungo periodo di tempo al fine di ottenere una modificazione dell’angoscia, sia qualitativamente che quantitativamente, che mi facesse considerare giustificata la sospensione della cura: da diciotto a trentasei mesi di lavoro effettivo, per i bambini fra i cinque e i tredici anni, anche di più per alcuni adulti .Gli svantaggi d’un trattamento tanto prolungato sono largamente compensati dalla più grande portata e maggior stabilità dei risultati che si ottengono con un’analisi in profondità. In molti casi un periodo di tempo molto più breve, di non più di otto o dieci mesi di lavoro effettivo, può bastare per ottenere dei risultati assai soddisfacenti.
In questo libro abbiamo più volte richiamata l’attenzione del lettore sulle grandi possibilità offerte dall’analisi del bambino: l’analisi infatti può fare, per i bambini normali e nevrotici, quanto può fare per gli adulti ed anche molto di più. Può risparmiare loro molta infelicità e molte esperienze dolorose che l’adulto subisce prima di recarsi dall’analista; per i bambini poi le previsioni terapeutiche sono molto più ottimistiche. L’esperienza degli anni più recenti ha dato a me, e ad altri analisti di bambini, buoni elementi per ritenere che le psicosi, i disturbi del carattere, i tratti psicotici, il comportamento asociale, le gravi nevrosi ossessive e le inibizioni dello sviluppo, si possono guarire quando l’individuo è ancora giovane. Come c’è noto, nell’adulto tali condizioni non sono più accessibili al trattamento psiconnalitico, o sono solo parzialmente accessibili. È pur vero che non è possibile predire nell’infanzia quale corso prenderà una malattia, né sapere con certezza se si tramuterà in psicosi, in disturbo caratteriale criminale o in grave inibizione. Comunque, un’analisi di bambini anormali che abbia avuto successo, può ovviare a tutti questi inconvenienti. Se ogni bambino che manifesti dei disturbi d’una certa gravità venisse analizzato tempestivamente, moltissime persone che in seguito finiscono nelle prigioni e nei manicomi, o subiscono un crollo totale potrebbero salvarsi da questo destino e riuscire a condurre una vita normale. Se l’analisi dei bambini può raggiungere questo scopo – ed esistono molte indicazioni in questo senso – essa, oltre ad aiutare l’individuo singolo, potrà assolvere ad una funzione d’incalcolabile importanza per la società.

(R. Fornaca-R. S. Di Pol, Dalla certezza alla complessità. La pedagogia scientifica del ’900,
Principato, Milano, 1997, pagg. 232-236)

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