Teologia, magia e politica in Tommaso Campanella

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Sommario

Introduzione

Metaphysicarum rerum

Il Libro eterno

Teocrazia e ierocrazia.

Teologia e politica

Bibliografia

Opere di Tommaso Campanella


Introduzione

Una delle idee di questo lavoro è che il nesso Religione-Natura possa costituire la migliore chiave di interpretazione del discorso campanelliano, e che da questo nesso profondo si possano interpretare con coerenza tutti gli altri discorsi che da qui emergono. Per considerare i diversi livelli del pensiero campanelliano è però necessaria una breve parentesi, dedicata al chiarimento di un equivoco di fondo, che ha caratterizzato – e continua a caratterizzare – lo studio di Tommaso Campanella.

Per quanto possibile, questa ricerca si pone lo scopo di svelare un equivoco che per anni ha inquinato ed ostacolato la ricerca del senso nelle opere del Frate di Stilo.

Come Introduzione al nostro discorso è forse opportuno ricordare alcune affermazioni che da questo punto di vista appaiono davvero emblematiche.

N. Abbagnano, nella sua vasta enciclopedia filosofica, aveva sostenuto che «L’interesse dominante di Campanella è uno solo, ed è teologico-politico»1. Romano Amerio, da parte sua, aveva sottolineato che quella del Campanella non è altro che una «teologia politica»2, e si potrebbe certo pensare che tale definizione sia ambivalente («politica teologica»).

Tali affermazioni, se pur riduttive, trovano però un certo riscontro nella lettura delle principali opere campanelliane. Ma, quasi a presagio della profonda complessità della struttura teoretica campanelliana, emerge già un problema: quali sono le opere principali dello Stilese? E soprattutto: quale valore e quale significato profondo hanno i termini di teologia e politica nel pensiero campanelliano? Questo – sostanzialmente – è il punto su cui si è sviluppato un equivoco di fondo.

Da anni, questo sembra essere il problema principale della critica, che mai è giunta ad affermare in modo convincente una linea interpretativa capace di giustificare la sorprendente eterogeneità di contenuto, impostazione e metodo delle numerose ed imponenti opere campanelliane3. Tanto che sembrerebbe ormai impossibile ricondurre i termini teologia e politica al nodo centrale Religione-Natura.

Il tentativo di questa ricerca è appunto quello di mostrare come sia possibile questa riconduzione ed anzi come questa sia necessaria affinché emergano il senso e la coerenza del pensiero campanelliano e affinché sia possibile superare le difficoltà della critica contemporanea.

In realtà, l’evidente aporìa degli studi attuali è il risultato – nella maggior parte dei casi – di alcuni gravi e profondi pregiudizi ideologici. Equivoci, appunto.

Da una parte si è sostenuta la centralità di un’opera come La Città del Sole, dall’altra questa centralità è stata radicalmente contestata, e si è ricordato che la parte più importante della produzione campanelliana è costituita da una Theologia in 30 libri e da una vastissima Metafisica (nella quale emergerebbe, secondo alcuni4, un certa preoccupazione cattolica), opere che metterebbero in evidenza l’ortodossia del Campanella e non certo il suo naturalismo a sfondo deista, panteista o addirittura comunista. Semplificando, si può quindi sostenere che le correnti interpretative si sono divise anzitutto sul problema dell’ortodossia.

Più avanti ricorderemo brevemente le tappe principali di questa storia. Per ora basti notare che proprio grazie a questa sterile contrapposizione si è potuto consolidare quell’equivoco di fondo che ha impedito una autentica interpretazione del pensiero campanelliano, soprattutto nelle sue implicazioni teologiche e politiche. A mio giudizio in Campanella il rapporto tra teologia e politica trova la sua naturale espressione in un quadro sostanzialmente unitario, il cui sfondo è costituito da rapporto Religione-Natura, e che la critica nella maggior parte dei casi non ha saputo cogliere o interpretare con la dovuta serenità, soprattutto perché ha trovato contraddizione in ciò che agli occhi di un Rinascimentale (come fu Campanella) era invece perfettamente coerente. Più avanti chiariremo adeguatamente questo concetto. Per ora si deve solo anticipare che lo sfondo di questo quadro unitario è costituito da una certa, direi caratteristica, concezione della Natura e della Religione, per certi aspetti – e non casualmente – molto simile a quella di un altro frate Domenicano, Giordano Bruno. Ma non è tutto. Gli stessi termini di teologia e politica possono essere interpretati solo a partire da questa concezione della Natura e della Religione, e risultano assolutamente incomprensibili ed inconciliabili se considerati al di fuori dei due presupposti principali del pensare campanelliano: la fede in un cristianesimo ermetico, soprattutto nella sua versione antropologica tutta centrata sul problema del rinnovamento universale (o ritorno all’Età dell’Oro), e la concezione della Natura intesa come prima Rivelazione e Libro di Dio.

Campanella, per certi aspetti, è ancora interiormente investito dal vento dell’Umanesimo. Il suo immane sforzo teoretico è tutto mirato a portare il Mondo alla renovazion del secolo, nel serio tentativo di costituire in terra un embrione del Regno divino. Come vedremo, è questo lo scenario di fondo entro il quale emergono tutti i discorsi campanelliani. La con-fusione di ermetismo e cristianesimo – non individuata da nessuno dei critici storici del pensiero campanelliano – appare funzionale proprio a questo scopo: instaurare una nuova regola di vita, un nuovo modello di pensiero. Rinnovare la società e la sua coscienza, questo è lo scopo del Campanella.

Il nesso fondamentale tra ermetismo e cristianesimo trova poi la sua espressione in una rinnovata antropologia, intrisa di elementi eterogenei tutti sapientemente coordinati nello sforzo di garantire una base teoretico-ideologica per il rinnovamento universale. È questa l’autentica e sempre viva preoccupazione del frate di Stilo. Qui si inserisce il discorso mitico, come vedremo meglio più avanti: un discorso che sembra controllare dall’alto tutte le ipotesi e tutte le scelte, e che emergerà a tutti i livelli del pensiero campanelliano.

Teologia e politica possono dunque costituire le prime due aree di interesse nel nostro percorso così come lo sono state per il nostro Profeta (Campanella, non dimentichiamolo, si è sempre considerato tale, a volte addirittura superiore allo stesso Cristo): a dover cambiare è anzitutto il modo di rapportarsi al divino e quindi di concepire e costruire la società nel suo complesso.

Da queste premesse è ora possibile iniziare il nostro viaggio: dalla preoccupazione per il rinnovamento del genere umano, per l’instaurazione della Città del Sole universale, qui sulla Terra. Mentre per Bruno la base per questa rivoluzione antropologica e quindi etico-sociale era costituita dallo specchio dell’infinito, nel quale l’uomo riscopre la sua divina dignità, per Campanella è il libro della Natura, il Mondo – parte ed esplicazione del divino – a suggerire come fondare la nuova società, come far riemergere l’antica divina dignità umana. Magia, teologia e politica rappresentano in questo sforzo sintetico e sincretico il tentativo di dar vita ad una enciclopedia religiosa e filosofica insieme, il manifesto universale dell’era che deve venire. Questo è il vero significato dell’Utopia campanelliana che ci apprestiamo ora a rileggere, ripercorrendo tutte le tappe del Domenicano in modo ragionato e senza perdere mai di vista il carattere di unità che informa tutto il suo pensiero.

Alessandro Benigni, Marzo 1995

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Note

1 N. Abbagnano, Storia della Filosofia, Utet, Torino, 1989, vol. II, p. 146.
2 Cfr. R. Amerio, Campanella, La Scuola Editrice, Brescia, 1947, p. 197.
3 Nel 1965 Salvatore Femiano ammetteva che «Il giudizio sul filosofo di Stilo ancora oggi, dopo oltre tre secoli dalla sua morte, non è unanime, né concorde nell’ambito dello stesso indirizzo storiografico e speculativo degli studiosi che hanno preso a interessarsi di lui, specialmente nell’ultimo ottantennio. E ciò non dipende dalla manchevolezza delle ricerche condotte nell’ultimo quarantennio, che anzi hanno notevolmente contribuito alla chiarificazione di alcuni fondamentali problemi storiografici e letterari campanelliani» (S. Femiano, Lo spiritualismo di Tommaso Campanella, Editoriale del Mezzogiorno, Napoli, 1965, p. 15). Queste osservazioni sono ancora oggi sostanzialmente valide.
4 Cfr. G. Di Napoli, Introduzione a T. Campanella, Metaphysica, cit.

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