Introduzione alla Fenomenologia di Edmund Husserl (cap. 9) La Filosofia come scienza rigorosa (parte quarta: Storicismo e filosofia della Weltanschauung, Storicismo, Psicologismo, Relativismo, oscurità delle metafisiche tradizionali e chiarezza della fenomenologia, l’intuizione)

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Alessandro Benigni

Capitoli precedenti

1. Introduzione alla Fenomenologia di Edmund Husserl

2. La novità della Fenomenologia

3. Filosofia dell’aritmetica

4. Ricerche Logiche

5. L’idea di Fenomenologia

6. La Filosofia come scienza rigorosa (parte prima)

7. La Filosofia come scienza rigorosa (parte seconda)

8. La Filosofia come scienza rigorosa (parte terza)

(Siamo nella seconda parte di “Filosofia come scienza rigorosa”)

 

 

Storicismo e filosofia della Weltanschauung

Nella seconda parte dell’articolo Husserl assume come obiettivo polemico lo Storicismo e le “filosofie della Weltanschauung” che da esso derivano che sono allo Storicismo correlate.

In Dilthey il termine Weltanschauung indica la concezione della storia come seguito di epoche, di sistemi aventi in sé il proprio centro e nei quali dal rapporto tra parti e tutto si coglie il significato globale di ciascuno di essi. Da questa impostazione deriva che ogni filosofia risulta condizionata dall’epoca in cui nasce e legata a essa, ne è cioè l’espressione appunto come Weltanschauung, visione del mondo legata alla coscienza e ai valori dell’epoca.

Ne La filosofia come scienza rigorosa – come osserva Semerari – Husserl «si riferisce esplicitamente al filosofo dello storicismo come a colui che con il relativismo, che sarebbe inseparabile dallo storicismo, e in oggettiva alleanza con il naturalismo, fa scadere la filosofia al rango di Weltanschauung ossia di una mera visione del mondo: così a essa resta affatto estranea l’istanza della scienza rigorosa e, per questo, si espone alla declinazione scettica». [cfr. E. Husserl, op. cit., Prefazione, pag. XVI].

Si tratta quindi di un termine utilizzato in una accezione negativa. Il termine Weltanschauung compare nell’articolo molto presto (per la prima volta nella sezione dedicata ad una breve e suggestivamente incompleta “storia della filosofia” che Husserl espone al fine di poter meglio delineare il suo obiettivo propositivo) e non cesserà di indicare quel tipo di filosofia che deve essere superato. Fin dall’inizio la filosofia della Weltanschauung viene infatti accomunata allo scetticismo naturalistico. Poco più avanti scrive il Filosofo tedesco:

«Weltanschauung e filosofia della Weltanschauung sono formazioni culturali che appaiono e scompaiono nel corso dello sviluppo dell’umanità, dove il loro contenuto spirituale è motivato in modo determinato dalle relazioni storiche date».

A ben vedere sembra che l’analisi della filosofia della Weltanschauung venga condotta – più che per un interesse genuino – per edificare un ulteriore obiettivo polemico da contrapporre alla Fenomenologia, alla filosofia rigorosa. Ancora una volta il metodo è illuminato dalla chiarezza concettuale: un continuo distinguo volto a mettere in luce tutte le differenze possibili tra Fenomenologia e filosofie ingenue o relativistiche e nel contempo in grado di delineare con chiarezza e da molteplici punti di vista i contorni del metodo fenomenologico. Quello che Husserl si propone è infatti «considerare il senso e la legittimità della filosofia della Weltanschauung, per contrapporla poi alla filosofia come scienza rigorosa. La moderna filosofia della Weltanschauung – conclude Husserl – è [….] una figlia dello scetticismo storicistico». Agli occhi di Husserl i sostenitori della filosofia della Weltanschauung si trovano in una insostenibile contraddizione, della quale essi stessi sono consapevoli ma dalla quale – accecati dallo storicismo – non riescono a liberarsi:

«La maggior parte dei filosofi della Weltanschauung – scrive Husserl – sono perfettamente consapevoli che la loro filosofia non è in grado di soddisfare appieno la pretesa di rigore scientifico, e molti di loro ammettono almeno, molto francamente e onestamente, l’inferiore livello scientifico dei loro risultati. Nonostante ciò essi hanno un’alta stima di questo genere di filosofia, che più che scienza del mondo [Weltwissenschaft] vuole propriamente essere visione del mondo [Weltanschauung]; una stima tanto più alta quanto più essi, sotto l’influenza dello storicismo, si oppongono in modo scettico al progetto di una rigorosa scienza filosofica del mondo».

Tra filosofia come scienza rigorosa e Weltanschauung vengono così evidenziate differenze essenziali: la Fenomenologia – la filosofia come scienza rigorosa – è in grado di cogliere essenze eterne e quindi – nel suo progressivo raggiungimento di verità assolute – si pone essa stessa come un valore assoluto, sottratto al mutare delle epoche storiche.

«L’“idea” della Weltanschauung – scrive Husserl – è dunque in ogni epoca diversa, come risulta immediatamente dall’analisi […] del suo concetto. Di contro l’“idea” della scienza è un’idea sovratemporale, nel senso che non è limitata da alcuna relazione allo spirito di un’epoca. A queste differenze sono connesse differenze essenziali nelle determinazioni degli scopi pratici. Gli scopi della nostra vita sono in genere di due specie, gli uni relativi al tempo, gli altri all’eternità; i primi servono alla perfezione nostra e dei nostri contemporanei, gli altri alla perfezione anche dei posteri, fino alle generazioni più lontane. Con il termine scienza si indica un valore assoluto, atemporale. Ogni valore di questo tipo, una volta scoperto, appartiene da allora in poi al patrimonio dei valori di tutta l’umanità successiva e determina evidentemente subito il contenuto materiale dell’idea di cultura, sapienza, Weltanschauung, nonché quello della filosofia della Weltanschauung. La filosofia della Weltanschauung e la filosofia scientifica si distinguono così nettamente come due idee che si riferiscono in un certo modo l’una all’altra, ma che non debbono essere confuse tra loro».

Storicismo, Psicologismo, Relativismo

A questo punto risultano più chiare le ragioni che conducono Husserl ad accomunare lo Storicismo allo Psicologismo e alla forma più generale del Relativismo. Si è già detto che per lo psicologismo, la scienza del fondamento della filosofia è la psicologia; per lo storicismo lo è la storia come insieme di movimenti attraverso i quali passa lo spirito umano a seconda delle epoche e delle culture. Ma entrambe queste concezioni per Husserl sono viziate da un irriducibile controsenso di fondo. Infatti, ogni teoria pretende di avere validità assoluta. Orbene, lo psicologismo e lo storicismo sono due teorie consistenti nel fondare la validità assoluta in qualcosa che non la possiede: nei fatti. Husserl si riferisce esplicitamente alle conseguenze relativistiche che ogni approccio storicista inesorabilmente comporta, facendo in questo modo scadere la filosofia al rango di Weltanschauung ossia di una mera visione del mondo: così a essa resta del tutto estranea l’istanza della scienza rigorosa e, per questo, si espone ad una inesorabile (quanto in sé contraddittoria) declinazione scettica.

In seguito Husserl osserva che anche se lo Storicismo pretende di occuparsi dei fatti che riguardano la vita empirica dello spirito, anche qui sorge un relativismo (parente stretto dello psicologismo naturalistico) che ricade in analoghe difficoltà scettiche. Lo scetticismo viene così direttamente collegato alla weltanschauung:

«La teoria dello sviluppo [intesa come teoria scientifico – naturale dell’evoluzione, intrecciata alla conoscenza delle formazioni culturali nel loro sviluppo storico] è legata necessariamente alla conoscenza della relatività propria della forma di vita storica. Di fronte allo sguardo che abbraccia la terra ed ogni evento passato, svanisce la validità assoluta di ogni forma particolare di concezione della vita, di ogni forma di religione e di filosofia. Così il formarsi della coscienza storica distrugge, in misura ancora più radicale dello sguardo complessivo sul conflitto dei sistemi, la credenza nella validità universale di ognuna di quelle filosofie che hanno cercato di esprimere in maniera costringente, mediante una connessione di concetti, la connessione del mondo».

Certo, Weltanschauung e filosofia della Weltanschauung sono formazioni culturali che appaiono e scompaiono nel corso dello sviluppo dell’umanità, dove il loro contenuto spirituale è motivato in modo determinato dalle relazioni storiche date. Lo stesso vale però anche per le scienze rigorose. Esse sono per questo prive di validità oggettiva? Questo potrà forse sostenerlo uno storicista estremo, osserva Husserl, rifacendosi al mutamento delle conoscenze scientifiche ed osservando che ciò che oggi vale come teoria dimostrata, domani viene riconosciuto come privo di valore e che quelle che per alcuni sono leggi sicure, per altri sono mere ipotesi e per altri ancora vaghe supposizioni. E così via. Di fronte a questo continuo mutare delle conoscenze scientifiche, non avremmo perciò effettivamente alcun diritto di parlare di scienze non solo come formazioni culturali, ma anche come unità di validità oggettive? È facile vedere che lo storicismo, portato fino alle sue ultime conseguenze, conduce all’estremo soggettivismo scettico.

Chiaramente non è solamente lo «storicista estremo» che può arrivare a sostenere che anche le “scienze rigorose” appaiono mutare nel tempo e quindi ciò che vale oggi come teoria dimostrata domani viene riconosciuto come privo di valore. La ricaduta nel relativismo scettico costituisce insomma una proprietà di qualsiasi atteggiamento storicistico in quanto tale. Si tratta solo di portarlo alle sue ultime conseguenze per constatare come esso conduca al soggettivismo scettico e quindi all’assurdo. In quest’ottica infatti la verità perderebbe così la sua validità assoluta «non vi sarebbe validità pura e semplice o “in sé” “quindi neanche il principio di non-contraddizione e l’intera logica […] avrebbero una simile validità». Lo storicismo è in conclusione un fraintendimento gnoseologico – che va respinto (come il naturalismo) in virtù delle sue assurde conseguenze. La stessa sorte tocca alla filosofia della weltanschauung. La filosofia della weltanschauung è figlia dello storicismo storicistico: essa considera tutte le scienze particolari come proprio fondamento ma non è in grado di soddisfare veramente la pretesa di rigore scientifico. In sostanza anche la filosofia della weltanshauung si oppone in modo scettico al progetto i una rigorosa scienza filosofica del mondo. E dopo averne preso in esame la struttura, i fondamenti e le aspirazioni, Husserl spiega perché non è possibile raccomandare incondizionatamente l’aspirazione ad una simile filosofia. Le filosofie della weltanschauung sono infatti relative alle epoche e alle personalità dei filosofi che le elaborano. Ma quello che Husserl vuole proporre è una scienza filosofica che sia in grado i mostrare delle validità a-temporali, dello stesso tenore di quelle logiche. Quindi Husserl stabilisce «d’ora in poi e per l’eternità» una netta separazione tra weltanschauung e scienza filosofica.

Oscurità delle metafisiche tradizionali e chiarezza della fenomenologia

Complessivamente, da quest’articolo si capisce che l’ideale teoretico di Husserl è quello di sostituire alle oscurità metafisiche tradizionali la chiarezza e la distinzione di una filosofia basata su di un metodo rigoroso. La chiarezza è dunque, senz’altro e prima di tutto, “chiarezza concettuale”. Il contributo della scienza consiste nell’arricchire un patrimonio di validità eterne, in questo senso la filosofia come scienza rigorosa non ha nulla di “profondo” in quanto mira alla distinzione e alla chiarezza concettuale: la profondità è infatti un indice del caos, che la scienza autentica intende trasformare in un kosmos, in un ordine semplice, perfettamente chiaro e risolto:

«studiare un qualsiasi tipo di oggettualità nella sua essenza generale (uno studio questo che può perseguire interessi distanti dalla teoria della conoscenza e dall’analisi della coscienza) significa analizzarne i modi di datità e dispiegarne appieno il contenuto essenziale nel relativo processo di “chiarificazione”. Anche se qui l’atteggiamento non è quello rivolto ai modi di coscienza e all’analisi della loro essenza, tuttavia il metodo della chiarificazione è tale che non si può fare a meno della riflessione sui modi dell’essere inteso e dell’essere dato […]. Ma, d’altro canto, la chiarificazione di tutti i tipi fondamentali di oggettualità è in ogni caso indispensabile per l’analisi dell’essenza della coscienza, e di conseguenza in essa inclusa; ciò però vale solo in un’analisi gnoseologica, che veda il proprio compito nella ricerca della correlazione. Pertanto comprendiamo tutti questi studi, per quanto debbano essere relativamente separati, sotto il titolo di fenomenologici».

Faceva quindi bene Semerari a suggerire un’analisi della ricorrenza di aggettivi (e sostantivi corrispondenti) quali klar (chiaro) e fest (solido, stabile). Termini quali “chiarezza”, “chiarezza concettuale”, si richiamano senz’altro alla nozione di “evidenza” e d’altronde l’idea stessa della filosofia come scienza rigorosa si basa sulla nozione di evidenza. È questo il punto d’inizio indubitabile. L’evidenza riguarda l’implicita assunzione del darsi delle cose del mondo alla coscienza. L’orizzonte della vita è costituito da un orizzonte di fenomeni che si pongono in “evidenza” – che si danno alla coscienza. In questo senso l’evidenza “precede” qualsiasi giudizio. L’evidenza costituisce il punto di avvio della Fenomenologia, strutturando la possibilità di giungere a chiarezza nella formulazione dei giudizi.

L’intuizione

Rimane ancora almeno un concetto-chiave da prendere in considerazione: l’intuizione. “L’intenzione di un oggetto immediatamente e originariamente dato alla coscienza” è ciò che Husserl chiama propriamente intuizione. Ne La filosofia come scienza rigorosa il concetto di intuizione viene messo in relazione all’«avere coscienza intuitivo» e all’«ideazione o visione d’essenza», e Husserl arriverà a parlare di “intuizione pura”. L’intuizione è per il filosofo tedesco immediata e complessa al tempo stesso. Infatti nell’intuizione di «questo» colore rosso possiamo vedere non solo «questo» rosso, ma anche «il» rosso. Per questo l’intuizione ideale è un’intuizione «fondata» in un’intuizione concreta; ma il suo essere fondata non le impedisce di essere immediata, semplice, evidente. Il correlato intenzionale dell’evidenza è la verità: nell’intenzione intuitivamente evidenziata, l’essere e l’intenzione coincidono. Per Husserl, l’evidenza non è, come invece era per il razionalismo, una proprietà esclusiva degli atti «logici»; non è solo l’inclusione di un predicato in un soggetto. L’evidenza è il riempimento di un’intenzione nel suo oggetto intuitivamente dato. L’evidenza logica non è che un piccolo caso particolare dell’evidenza intenzionale. Ogni atto di coscienza, qualunque ne sia la natura, se è riempito da una intuizione immediata, è evidente; c’è così un’evidenza dei valori, ecc. L’evidenza è un momento strutturale della coscienza, e non solo del pensiero logico. E’ che questo nesso che permette ad Husserl di arrivare ad una scienza in senso stretto e rigoroso dell’essenza, cioè dell’essere delle cose, quella scienza che è il sapere assoluto in cui per Husserl consiste la filosofia. L’evidenza come riempimento con una intuizione è una possibilità radicale di ogni forma di coscienza. Ma l’intuizione ha una portata e un valore assoluti. Ne deriva che ogni coscienza evidente possiede una verità incrollabile, assoluta.

Per Husserl, è il «principio di tutti i principi»: l’intuizione diretta e originaria del dato in quanto dato, e solo in quanto dato, è un’evidenza assoluta di ciò che il dato «è».

Non si tratta di oggetti trascendenti, ma degli oggetti intenzionali in quanto manifesti ad una coscienza pura. E poiché l’intuizione di ciò che viene ridotto in questo modo eideticamente e trascendentalmente è un’intuizione dell’essenza, risulta che l’evidenza in questione è l’evidenza assoluta dell’essenza. La diversità rispetto a Kant è radicale. Dunque

«se i fenomeni in quanto tali non sono natura, essi hanno allora un’essenza che può essere colta in maniera adeguata in un’intuizione immediata. Tutti gli enunciati che descrivono i fenomeni mediante concetti diretti, lo fanno, nella misura in cui sono validi, mediante concetti d’essenza, dunque mediante significati concettuali che devono potersi riscattare in una visione d’essenza [Wesenschauung]».

Al problema della possibilità della filosofia come scienza rigorosa, Husserl ha risposto insomma con un altro concetto: quello di intuizione, che è precisamente il vedere il manifesto originalmente manifestato, e soltanto in quanto manifestato, cioè come mero correlato intenzionale della coscienza pura.

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