Adozioni in coppie omosessuali: cosa dice realmente la scienza, al di là della disinformazione dei media…

nerosso

Ultimi aggiornamenti (1/09/2015): 

Un nuovo studio (The Unexpected Harm of Same-Sex Marriage: A Critical Appraisal, Replication and Re-Analysis of Wainright and Patterson’s Studies of Adolescents with Same-Sex Parents) smonta in modo definitivo il mito che il sesso dei genitori non influisca sull’equilibrio psico-fisico dei bambini. La ricerca, pubblicata sul British Journal of Education, Society & Behavioural Science (http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2589129) riesamina 3 precedenti studi basati su un campione rappresentativo della popolazione che avevano concluso che i bambini che crescono con genitori dello stesso sesso non hanno svantaggi rispetto a quelli che crescono con genitori di sesso opposto. La revisione dei dati ha fatto emergere che dei 44 casi di coppie lesbiche che costituivano il campione, ben 27 erano in realtà costituiti da casi mal identificati di genitori eterosessuali. L’analisi dei dati “purgata” di questo errore ha rivelato che gli adolescenti cresciuti con genitori dello stesso sesso sperimentano maggiore ansia e minore autonomia rispetto a quelli cresciuti con genitori di sesso opposto anche se risultano raggiungere migliori risultati scolastici.

Ma la cosa più sorprendente è scaturita dalla comparazione effettuata all’interno del gruppo dei ragazzi cresciuti in famiglie omosessuali. Quelli con genitori “sposati” mostrano sintomi depressivi, crisi di panico e pianto in misura ben maggiore di quelli semplicemente conviventi. Le ragioni di questa disparità non sono chiare, forse il matrimonio dei partner dello stesso sesso leva ogni speranza ai bambini di trovare o ritrovare il genitore mancante.

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Proseguiamo qui di seguito la divulgazione di studi accademici, interventi di esperti, con tanto di fonti scientifiche accreditate (ben altra cosa rispetto alla propaganda omosessualista che spaccia come scientifici delle vere e proprie bufale) che avevamo cominciato in questi articoli:

  1. Elenco di studi che evidenziano i problemi legati alle adozioni in coppie dello stesso sesso
  2. Adozioni gay? Gli esperti dicono di no.
  3. Altro che “famiglie arcobaleno”: violenza domestica, violenza su donne: violenza LGBT, più che etero
  4. Ricerche sulle adozioni in coppie dello stesso sesso condizionate dall’ideologia
  5. Ci possiamo fidare dell’APA?
  6. Psicologi, filosofi e giuristi contro nozze e adozioni omosessuali
  7. Bufale Gender, cap. 3: “La scienza dimostra che i bambini possono essere adottati da coppie omosessuali”

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Qui di seguito – raccolti ed elencati dal sito Etero Laico – altri tra i più importanti studi scientifici, provenienti da varie materie, che affrontano la tematica degli effetti sui bambini del crescere in una famiglia tradizionale, in una famiglia omosessuale, e in una famiglia monogenitoriale. Molti degli studi sono già stati citati qui sopra, ma vale senz’altro la pena di ribadire il concetto: nel clima psicotico dei nostri giorni, in cui il nichilismo la fa da padrone e ci sono allarmanti e sempre più diffuse difficoltà nel riconoscere l’evidenza, c’è qualcuno che tenta di obiettare affermando che “secondo la scienza i bambini cresciuti in coppie omogenitoriali vivono benissimo“: è una enorme, colossale bugia. In tutti i casi, la famiglia tradizionale risulta l’ambiente migliore per la crescita, seguita da quella monogenitoriale, che si rivela  migliore di quella omosessuale.

Per non peccare di utilizzo di materiale troppo antiquato quello che proponiamo oggi è un elenco che arriva fino al 2012:

Dicembre 2013: lo studio condotto sui topi della California, una speciale specie di topi monogami e che allevano la famiglia(utilizzati in medicina per simulare il comportamento umano) ha stabilito che la mancanza di un genitore di sesso maschile nella ‘famiglia’ studiata causa nei piccoli una serie di deficit nella socializzazione. Lo studio é stato pubblicato su “Celebral Cortex” ed é stato avvallato dalla McGill University e dal Fonds de la Recherche en Santé du Québec (FRSQ). Gli autori Gobbi e Bambico hanno dichiarato che “The behavioural deficits we observed are consistent with human studies of children raised without a father”.

Link allo studio

Discussione

Dicembre 2013: lo studio statistico del professore di economia Douglas Allen della Simon Fraser University, pubblicato su”Review of Economics of the Household”, ha confrontato su larga scala la genitorialità omosessuale, le famiglie monoparentali e genitori non sposati di sesso opposto basandosi sui dati del censimento canadese del 2006. I dati raccolti hanno mostrato che i bambini cresciuti da coppie gay e lesbiche hanno avuto solo il 65% di probabilità di ottenere il diploma delle scuola superiore rispetto ai bambini cresciuti in famiglie naturali con due genitori di sesso complementare, ovviamente confrontati per reddito e istruzione dei genitori simile. I figli di coppie dello stesso sesso hanno avuto anche tassi di diploma più bassi rispetto ai figli di genitori single.

Link allo studio

Maggio 2013: 7 articoli pubblicati sulla rivista di psicologia Early Children Development and Care attestano il vantaggio per i figli derivante dal crescere in una familia con genitori di sesso diverso. La rivista nell’ editoriale conclude che “i figli cresciuti in famiglia con genitori dal sesso differenziato hanno capacità sociali più sviluppate e sono più pronti alla competizione”

Link alla rivista online

Agosto 2012: lo studio “Parent–Child Shared Time From Middle Childhood to Late Adolescence: Developmental Course and Adjustment Correlates” di McHale & Crouter pubblicato sulla rivista Child Development conclude che la presenza della figura paterna in una famiglia aumenta l’ autostima nel figlio.

Link allo studio

Luglio 2012: viene pubblicato il famoso Rapporto Regnerus (presto un saggio apposito sul tema). Il sociologo Mark Regnerus dell’ Università del Texas, basandosi sul più grande campione rappresentativo casuale a livello nazionale, ha pubblicato uno studio intitolato “How different are the adult children of parents who have same-sex relationships? Findings from the New Family Structures Study” sulla rivista online Social Science Research con il quale, interrogando direttamente i ‘figli’ ormai cresciuti di genitori omosessuali, ha dimostrato un significativo aumento di problematiche psico-fisiche rispetto ai figli di coppie eterosessuali. Lo studio ha ricevuto già prima della pubblicazione formale numerose critiche su alcuni quotidiani internazionali da parte di alcune fazioni di parte (come associazioni gay, militanti e anche scienziati ecc.) ma avendo superato la revisione anonima in peer-review lo studio può essere confutato soltanto attraverso una pubblicazione a sua volta pubblicata su una rivista scientifica di pari livello, confutazione finora mai arrivata. Poco prima della publicazione ufficiale (in attesa che ne venisse confermata la adeguatezza) l’ indagine di Regnerus ha trovato il sostegno di un gruppo di 24 scienziati e docenti universitari attraverso un comunicato pubblicato sul sito della Baylor University. In ogni caso, l’ Università del Texas ha comunque avviato una indagine interna per analizzare nuovamente lo studio di Regnerus, pubblicando un comunicato finale con il quale si rileva che “nessuna indagine formale può essere giustificata sulle accuse di cattiva condotta scientifica” e che “non ci sono prove sufficienti per giustificare un’ inchiesta”.

L’ indagine interna ha riconosciuto la legittimità del lavoro e la fedeltà al protocollo seguita dalla metodologia utilizzata. Occorre infine ricordare che, come accade in tutti gli studi scientifici, anche in quello di Regnerus esistono delle imprecisioni e lo stesso sociologo lo ha tranquillamente ammesso. Questa ammissione è stata divulgata come un riconoscimento da parte dello studioso dell’inattendibilità del suo lavoro, ma in realtà egli ha semplicemente affermato: “Io ho parlato di madri lesbiche e padri gay, quando in realtà, non conoscevo il loro orientamento sessuale, conoscevo solo il loro comportamento di relazione omosessuale. Ma per quanto riguarda gli stessi risultati, io li confermo”. Nelll’ Ottobre 2012 Regnerus ha rilasciato tramite il suo sito e in  varie interviste la sua risposta ufficiale alle critiche di ‘ritrattazione’.

Link allo studio

Link al comunicato di 24 scienziati in favore dello studio Regnerus

Link alla risposta di Regnerus

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Sociologia e Psicologia sulle adozioni omosex

Riassumiamo qui una serie di pareri di esperti, principalmente del settore sociologico e psicologico, sulla genitorialità gay:

Pietro Zocconali, presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi (ANS), ha affermato: «I bambini sono dotati di grande capacità di adattamento, tuttavia, sulla base della letteratura scientifica disponibile vivono meglio quando trascorrono l’intera infanzia con i loro padri e madri biologici. Il bambino riconosce se stesso e il proprio futuro rispecchiandosi e relazionandosi al maschile e al femminile di una madre e di un padre, biologici o adottivi. In assenza di questa diversità sessuale il benessere del bambino è a rischio, come dimostra la stragrande maggioranza dei dati raccolti dalla più validata letteratura psico-sociale a livello mondiale e non da quattro sofismi artatamente richiamati dalla comunità gay e privi di riconoscimento scientifico».

La Società Italiana di Pediatria, tramite il presidente Giovanni Corsello, ha affermato: «Ciò che risulta rischioso e inutile è un dibattito teso a promuovere situazioni simili come assolutamente fisiologiche. Non si può infatti negare, sulla base di evidenze scientifiche e ragionamenti clinici, che una famiglia costituita da due genitori dello stesso genere può costituire un fattore di rischio di disagio durante l’infanzia e l’adolescenza, quando il confronto con i coetanei e le relative ricadute psicologiche, diventano elemento decisivo sul piano relazionale. Non si possono considerare legittimi i diritti di una coppia di genitori senza contemporaneamente valutare contestualmente e nella loro interezza e globalità i diritti dei figli».

Maurice Berger, responsabile del Servizio di Psichiatria del Bambino presso il CHU di Saint Etienne, ha rivelato a proposito di adozione omosessuale: «il bambino finirà di fronte ad un enigma sessuale. Ecco perché quelli che ho ricevuto erano generalmente inquieti. Erano impossibilitati a connettersi alla concezione della sessualità e tenerezza dei genitori, non riuscivano a trovare una soluzione nel loro funzionamento mentale»

Lo psichiatra Bruno Renzi, ex direttore all’ospedale Sacco di Milano e docente presso l’Università degli Studi di Milano, l’Università di Bologna, La Sapienza di Roma e l’Università di Catania, ha affermato: «L’infanzia è un’età fondamentale per la formazione e l’indirizzo psicologico di una persona. È in quegli anni che diversi fattori concorrono alla strutturazione della personalità, e uno di questi è l’introiezione di modelli – emotivi, cognitivi e comportamentali – che provengono dalle figure genitoriali. In un contesto familiare normale, con una polarità maschile e una femminile, il bimbo ha la possibilità di acquisire i modelli congeniali alla sua struttura: se è un maschietto è opportuno che li acquisisca dal padre, altrimenti dalla mamma». Rispetto a libri e spettacoli per bambini sulle famiglie omosessuali, «il bimbo è indifeso, quantomeno gli si ingenera confusione, che diventa strutturata se il bombardamento è costante: una favoletta una volta sola pazienza, ma insistere con insegnamenti così fuorvianti può generare false introiezioni rispetto ai modelli che il bambino sta ricevendo da una famiglia normale. Le persone gay hanno tutti i diritti tranne uno, quello di impedire lo sviluppo delle vaste potenzialità che ogni bambino ha insite in sé. Se gli si negano le due polarità maschile e femminile, cioè il diritto di avere entrambi i modelli parentali, viene privato della possibilità di acquisire le dinamiche utili per la crescita. È a quell’età che i bambini creano dentro di sé le convinzioni su se stessi, la vita, il mondo, che determineranno tutto il loro futuro, e queste derivano da un genitore maschio e uno femmina». La famiglia non è quella omosessuale, «madre natura ne sa più di noi».

La psicologa italiana Silvia Vegetti Finzi, docente di Psicologia Dinamica presso l’Università di Pavia, membro del Comitato Nazionale di Bioetica e dell’Osservatorio Permanente sull’infanzia e l’adolescenza ha ricordato che Sigmund Freud definisce l’Edipo come “l’architrave dell’inconscio”, cioè «il triangolo che connette padre, madre e figlio. Entro le sue coordinate si svolgono i rapporti inconsci erotici e aggressivi, animati dall’onnipotenza Principio di piacere, “voglio tutto subito”, che coinvolgono i suoi vertici. Per ogni nuovo nato il primo oggetto d’amore è la madre ma si tratta di un possesso sbarrato dal divieto dell’incesto, la Legge non scritta di ogni società». La rivalità con il padre, nell’immaginario, è automatica e termina per due motivi: «per il timore della castrazione, la minaccia di perdere il simbolo dell’Io, e per l’obiettivo riconoscimento della insuperabile superiorità paterna. Non potendo competere col padre, il bambino s’identifica con lui e sceglie come oggetto d’amore, non già la madre, ma la donna che le succederà». Attraverso questo gioco delle parti, dunque, il figlio riesce a prendere «il posto che gli compete nella geometria della famiglia, assume una identità maschile e si orienta ad amare, a suo tempo, una partner femminile. Tralascio qui il percorso delle bambine, troppo complesso per ridurlo a mera specularità. Ma già quello maschile è sufficiente a mostrare come l’identità sessuale si affermi, non in astratto, ma attraverso una “messa in situazione” dei ruoli e delle funzioni che impegna tanto la psiche quanto il corpo dei suoi attori». Noi non abbiamo un corpo e «non è irrilevante che esso sia maschile o femminile e che il figlio di una coppia omosessuale non possa confrontarsi, nella definizione di sé, con il problema della differenza sessuale. La psicoanalisi non è una morale e non formula né comandamenti né anatemi ma, in quanto assume una logica non individuale ma relazionale, mi sembra particolarmente idonea a dar voce a chi, non essendo ancora nato, potrà fruire soltanto dei diritti che noi vorremo concedergli».

Maria Rita Parsi, psicologa e fondatrice dell’associazione “Movimento Bambino”, ha spiegato: «Per i bambini quel che vale è l’amore. Però è importante che le bambine trovino un punto di riferimento maschile e i maschietti uno femminile per sviluppare e indirizzare la loro ricerca di un partner quando saranno adulti. Crescere con genitori omosessuali senza avere punti di riferimento dell’altro sesso costituisce un limite». Chi è a favore dell’adozione per le coppie omosessuali intende volontariamente mettere il bambino in una condizione di svantaggio. Ha poi proseguito la psicologa: «cure e amore non sono patrimonio esclusivo delle coppie etero. Vero è, però, che quando si arriva alla fase del complesso edipico è importante avere una doppia realtà di riferimento, maschio e femmina. È fondamentale per sviluppare il cervello e la personalità. Perché i bambini abbiano uno sviluppo pieno e completo, i modelli di riferimento devono essere maschili e femminili. E non devono essere necessariamente il papà o la mamma, possono venir individuate figure esterne alla coppia. Ci tengo però a precisare una cosa. Il rapporto fondamentale e primario resta quello con la madre. Un rapporto prioritario che comincia nella vita prenatale, che è determinante al momento del parto, fondamentale nei primi attimi e nelle prime settimane di vita. Talmente importante ed essenziale che non può essere sostituito da nessun altro»

Francesco Paravati, presidente della Società Italiana di Pediatria Ospedaliera (SIPO), ha dichiarato in merito alle cosiddette “nuove famiglie” (divorziati, conviventi, omosessuali…): «Quello che c’è di scientifico oggi dimostra che il bambino cresce confuso nell’identità perché perde i punti di riferimento, sia nelle “famiglie” monoparentali che nelle unioni omosessuali. Il problema a carico del bambino è una difficoltà ad interloquire con punti di riferimento chiari». In questi contesti familiari, ha continuato Paravati, «il bambino rimane ancora più, diventa un bambino meno sociale, un bambino che matura più tardi, con ritardi nel linguaggio». In particolare, i figli delle coppie omosessuali «in Italia sono 100 mila, ma negli Stati Uniti sono milioni e il problema è davvero ragguardevole e occorre davvero una riflessione. La problematica è data principalmente dal fatto che il bambino, sopratutto nei primi anni di vita, è più confuso in cui manca un riferimento ad un’identità di entrambi i genitori. Avere due mamme, una mamma che fa da papà diventa difficoltoso, anche nei riscontri dell’ambito sociale. Il punto principale è la crescita in uno stato di confusione per quanto riguarda i punti di riferimento genitoriali, importante nella vita psicologica di un bambino». Ha anche sottolineato che in ogni caso «le problematiche delle “nuove famiglie” sono fenomeni recenti, tutti i risultati di qualunque organismo scientifico sono perciò preliminari e non definitivi. Avrei comunque un atteggiamento pregiudiziale». In conclusione, rispetto alle famiglie monoparentali (separazione), «il problema del bambino è decisamente complesso. Queste famiglie sono confuse nei loro confronti, spesso i genitori hanno troppi anni per accudirli, esistono 4-6 nonni in seguito alla prima e seconda unione. E’ una situazione devastante per i bambini».

Gli psicoanalisti Monette Vacquin e Jean-Pierre Winter hanno pubblicato un articolo su “Le Monde” in cui scrivono: «Le parole padre e madre saranno soppresse dal codice civile. Queste due parole che condensano tutte le differenze, poiché portatrici sia della differenza dei sessi che di quella delle generazioni, scompariranno da ciò che codifica la nostra identità. Bisognerebbe essere sordi per non sentire il soffio giovanilistico che percorre tutto questo. Questa violenza, deflagratrice, non è certo solo il fatto di una minoranza di omosessuali che richiedono il matrimonio. Senza eco collettiva del problema della perdita o del rifiuto di qualsiasi punto di riferimento trasmesso, questa violenza avrebbe suscitato nel migliore dei casi la risata o il disagio, non la soddisfazione pura e semplice. Questo avvenimento è tuttavia portato avanti da una ultra-minoranza, con il ricorso indispensabile di un linguaggio che è la rovina del pensiero: il politicamente corretto. La “levigatura” della forma, oggetto di una sorveglianza ideologica puntigliosa, maschera il terrorismo che fa regnare e che porta ad un’ “etica” dell’odio e della confusione, in nome del bene liberato da ogni negatività… cosa che l’umanità non è. Da un lato, secoli e secoli di uso, che fanno sì che matrimonio e alleanza di un uomo e di una donna siano una cosa sola. Dall’altro, la rivendicazione di una minoranza di attivisti che sanno parlare il linguaggio che si desidera sentire oggi: quello dell’egualitarismo ideologico, sinonimo di indifferenziazione. E maneggia efficacemente il ricatto dell’omofobia, che impedisce di pensare. Non spetta agli Stati adeguarsi alle provocazioni di alcuni ideologi che parlano una lingua confusa, ma con violenza, sbalordendo o terrorizzando i loro obiettori con dei sofismi. Ancor meno dare a queste provocazioni una forma istituzionale. È probabile che il mondo assorbirà questo con indifferenza, che è l’altro nome dell’odio. È perfino a questo che cominciamo ad assomigliare: non più ad un’umanità conosciuta, ma ad un mondo indifferente. Neutro. Neutralizzato».

Giuseppe di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, intervistato da Klaus Davi ha dichiarato: “I figli di gay sono tendenzialmente ad alto rischio di problemi sicuramente psicosomatici, neuropsichiatrici e di depressione”. Di Mauro si é detto contrario ad una proposta di legge che permetta alle coppie omosessuali di adottare dei bambini perchè: “L’omosessuale faccia l’omosessuale, non è adatto ad accudire un figlio, non può andare contro natura. Mi auguro che in Italia non venga mai approvata una legge che permetta l’adozione alle coppie omosessuali. Al bambino per vivere, oltre a una salute fisica, occorre la salute psicologica, mentale, scolastica. Tutte linee di salute che sono importanti e che ce le dobbiamo conquistare, siamo noi responsabili. Crescere con una coppia omosessuale potrebbe andare bene in una, ma le altre 99 volte non succede”

Qui di seguito invece citiamo alcuni studi relativi al tema, condotti da studiosi di tutto il mondo.

Il 25 gennaio 2015 sul British Journal of Education, Society & Behavioral Science è stato pubblicato uno studio intitolato “Emotional Problems among Children with Same-Sex Parents: Difference by Definition”. basandosi su un campione più ampio rispetto a quelli di qualsiasi altro precedente studio è stato mostrato che vi sono «problemi emotivi maggiori per i bambini con genitori dello stesso sesso rispetto a quelli con genitori di sesso opposto addirittura con una incidenza più che doppia». Ovviamente lo studio ha ricevuto alcune critiche dal mondo Lgbt, alle quali è stato però ottimamente risposto.

Il 21 gennaio 2015 sul British Journal of Medicine & Medical Research è stato pubblicato lo studio intitolato “Child Attention-Deficit Hyperactivity Disorder (ADHD) in Same-Sex Parent Families in the United States: Prevalence and Comorbidities” in cui si è rivelato che i bambini cresciuto con genitori dello stesso sesso negli Stati Uniti hanno avuto più del doppio della probabilità di soffrire della Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) rispetto ai bambini cresciuti con genitori di sesso opposto. In molti casi la causa è dovuta a forme di bullismo e discriminazione.

Il 10 gennaio 2015 sul “Journal of Scientific Research & Reports” è stato pubblicato lo studio “Bias in Recruited Sample Research on Children with Same-Sex Parents Using the Strengths and Difficulties Questionnaire (SDQ)”; che mostrato un bias (“pregiudizio”) a sottovalutare le difficoltà psicologiche dei bambini cresciuti con coppie omosessuali negli studi che si avvalgono di campioni di popolazione reclutati. Per questo «gli studi non dovrebbero basarsi sui campioni reclutati, ma rigorosamente casuali. Allo stesso modo le riviste scientifiche o accademiche dovrebbero astenersi dal pubblicare studi basati su campioni di popolazione reclutati e non anonimi». Infatti, gli studi basati su campioni casuali hanno mostrato maggiori problemi emotivi tra questi bambini, più il campione era grande e più le differenze erano statisticamente significative.

Nel dicembre 2013 Richard E. Redding, vice cancelliere dell’istruzione universitaria e docente di Diritto e Psicologia presso la Chapman University, ha ricordato il noto “caso Regnerus” (il sociologo aggredito mediaticamente per aver realizzato uno studio i cui risultati rilevavano maggiori problemi per i bambini cresciuti da genitori omosessuali), affermando che «la scienza, in particolare le scienze sociali, sono spesso politicizzate. La controversia Regnerus dimostra che il punto di vista socio-politico degli scienziati influenza spesso il tipo di scienza che viene condotta su questioni di rilevanza politica, influenza l’interpretazione dei risultati e il grado di analisi critica che questi studi ricevono». E’ noto che nelle scienze sociali il rapporto tra liberali e conservatori è da 8:1 a 30:1 e questa «omogeneità di vedute socio-politiche porta quasi sempre ad un “pensiero di gruppo”, un fenomeno che si verifica quando i membri del gruppo hanno sfondi relativamente omogenei o viste ideologiche simili».

Nel dicembre 2013 i ricercatori del “McGill University Health Centre” hanno pubblicato sulla rivista “Cerebral Cortex” uno studio nel quale rilevano come l’assenza del padre durante la crescita porti i bambini ad aumentato rischio di comportamenti devianti riscontrabili nella fase adulta. Hanno concluso gli autori: questi studi «dovrebbero indurre i ricercatori a guardare più profondamente nel ruolo dei padri durante le fasi critiche della crescita e suggeriscono che entrambi i genitori sono importanti nello sviluppo della salute mentale dei bambini».

Nel dicembre 2013 Douglas W. Allen, docente di Economia alla Simon Fraser University, ha pubblicato sulla rivista accademica peer review “Review of Economics of the Household” dopo aver confrontato su larga scala la genitorialità omosessuale, le famiglie monoparentali e genitori non sposati di sesso opposto basandosi sui dati del censimento canadese del 2006. I dati raccolti hanno mostrato che i bambini cresciuti da coppie gay e lesbiche hanno avuto solo il 65% di probabilità di ottenere il diploma delle scuola superiore rispetto ai bambini cresciuti in famiglie naturali con due genitori di sesso complementare, ovviamente confrontati per reddito e istruzione dei genitori simile. I figli di coppie dello stesso sesso hanno avuto anche tassi di diploma più bassi rispetto ai figli di genitori single.

Nel dicembre 2011 su Archives of Sexual Behavior uno studio ha mostrato che le figlie 17enni di madri lesbiche, concepite mediante inseminazione artificale, sono più propense a segnalare a loro volta un comportamento omosessuale e ad identificarsi come bisessuali, rispetto alle figlie di genitori eterosessuali.

Nel luglio 2010 sul Journal of Biosocial Science uno studio ha mostrato che «l’ipotesi che i genitori gay e lesbiche avrebbero più probabilità di avere figli gay, lesbiche, bisessuali o dall’incerto orientamento sessuale è confermata». La percentuale di bambini di genitori gay e lesbiche che hanno adottato un’identità non-eterosessuali a distanza di tempo è tra il 16% e il 57%.

Nel maggio 2006 uno ricerca sul Journal of biosocial Science ha chiaramente evidenziato che l’orientamento omosessuale dei genitori influenzava significativamente quello dei figli.

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Fonte: Etero Laico, “Isolotto di salvataggio online per tutti coloro che si oppongono alla teoria del gender, ai matrimoni  e alle adozioni omosex, ma che non si riconoscono nell’ ambiente religioso”: un ottimo sito che raccoglie un’ampia documentazione, una serie dii saggi sull’argomento ed un’altrettanta nutrita serie di osservazioni relative al problema dell’ideologia gender.

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