Sul concetto di “discriminazione”

Come succede per ‘razzismo’ e tante altre parole, il termine ‘Discriminare’ é utilizzato correntemente da personaggi di dubbia moralità nella sua accezione negativa, come se questa fosse l’ unica. E’ d’ esempio la definizione data dalla Wiki italiana:

“La discriminazione consiste in un trattamento non paritario attuato nei confronti di un individuo o un gruppo di individui in virtù della loro appartenenza ad una particolare categoria. Alcuni esempi di discriminazione possono essere il razzismo, il sessismo, lo specismo e l’omofobia.”

Come potete vedere qui si spiega il significato, e poi come esempi se ne portano 4 a cui viene dato in genere valore negativo.

La cosa triste é che la Discriminazione é un processo naturale che sta alla base dell’ intelligenza di tutte le specie e ha altissimo valore cautelativo.

La stessa pagina Wiki riporta l’ utilizzo di una ‘discriminazione positiva’ per evitarne altre eventuali negative. Cioè per evitare una discriminazione se ne mette in atto una contraria:

Per limitare gli effetti della discriminazione si adottano politiche di discriminazione positiva: si privilegiano, cioè, quelle categorie che sono state o si ritengono discriminate, ad esempio riservando agli appartenenti a questi gruppi di persone posti di lavoro in enti pubblici o università.

Un esempio è l’introduzione delle “quote rosa”, proposta all’interno di alcuni partiti politici.

Noi vogliamo dirigervi sul vero significato del termine, che riportiamo dal sito ‘Una parola al giorno‘ con la sua origine etimologica:

dal latino: discriminatio, da discrimen separazione, derivato di discernere.

Il concetto descritto da questa parola è estremamente importante, e non va ridotto all’uso tristemente consueto che se ne fa quando si parla di giudizi iniqui e di ingiuste disparità di trattamento riguardo a persone e situazioni. La discriminazione è innanzitutto un termine neutro e, in quanto discernimento, è una delle espressioni dell’intelligenza, una via di comprensione che ha come metodo il confronto fra le parti semplici in cui viene scisso il complesso.

Notiamo poi che discriminare posizioni differenti è alla base del perseguimento della giustizia e dell’uguaglianza sostanziale; è invece la discriminazione fra posizioni uguali (o che dovrebbero essere considerate uguali) ad essere tragicamente ingiusto. Il problema di questa parola è che viene usata bidimensionalmente, nel senso che una delle sfaccettature di significato che esprime, essendo particolarmente usata ed emotivamente accesa, finisce per imporsi come il suo profilo generale: ma quello di discriminazione è un concetto spesso e profondo.

Trattereste voi in modo uguale una persona menomata ed una persona che non lo é? Perchè allora negli autobus sono riservati sedili agli invalidi? Perchè esistono i parcheggi per handicappati? Si tratta di una discriminazione che in questo caso porta vantaggio ad una categoria disabile e svantaggio ad una categoria sana.

Vi presentate forse al vostro posto di lavoro in banca vestiti nella stessa maniera della partita di calcetto?

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Fonte: Etero Laico (http://spherehost.wix.com/eterolaico)

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