Davvero “l’omogenitorialità” è ininfluente sullo sviluppo dei bambini?

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Chi sostiene l’omogenitorialità dovrebbe essere in grado di dare una spiegazione razionale e coerente sul perché tale situazione, così anomala rispetto alla norma ed al fatto di natura, non abbia alcun effetto, ma al momento ciò non è possibile e ci sono buoni motivi per ritenere esattamente il contrario:

1) Gli studi di psicologia sociale (spesso citati come prova dell’ininfluenza)non possono essere considerati esaustivi perché sono in grado di rilevare solo aspetti parziali e macroscopici del disagio psichico. La mente umana è troppo complessa per poter essere indagata con questi metodi. I disagi e le sofferenze spesso emergono dopo molto tempo o sono rilevabili solo con una psicanalisi approfondita.

2) Anche se alcuni studi non hanno rilevato problemi in questi bambini ciò non significa che questi non sussistano. E’ possibile (se non probabile) che, per problemi di tipo metodologico quegli studi non siano stati in grado di rilevarli.

3) Nonostante quanto affermato nei punti 1 e 2, i più recenti studi al riguardo hanno rivelato notevoli differenze fra i bambini allevati in famiglie “naturali” e famiglie omosessuali a svantaggio di questi ultimi. Si tratta inoltre di ricerche basate su campioni ampi e rappresentativi e condotti con la metodologia più rigorosa. Basterebbe questo per invocare il principio di precauzione per non consentire legalmente l’adozione omosessuale o le pratiche di surrogazione.

4) L’omogenitorialità è in totale contrasto con tutta la teoria psicanalitica da Freud in poi.

5) Indicazioni nettamente sfavorevoli alla omogenitorialità provengono da una scienza molto più rigorosa come la neurobiologia. Sappiamo oggi che il cervello femminile e quello maschile (e quindi l’attitudine materna e paterna) sono molto diversi e questa differenziazione comincia già nell’utero della madre. Si tratta quindi di differenze che hanno la loro radice profonda nell’evoluzione animale e umana e non dipendono esclusivamente da fattori culturali.

6) Sempre gli studi di neurobiologia hanno evidenziato come la deprivazione materna e/o paterna ha effetti misurabili sotto il profilo neuroendocrino con effetti negativi sullo sviluppo della prole. Si tratta di stress che tramite meccanismi di tipo epigenetico possono essere trasmessi alle generazioni successive.

7) Devono essere tenute in conto anche le crescenti testimonianze di COG (children of gay parents) che riportano di avere sofferto per la mancanza di uno dei genitori. Da notare che al momento si tratta di persone oggi adulte cresciute con madri lesbiche, quando avremo a che fare con coloro che sono cresciuti sin dalla nascita con due uomini e senza contatto materno ci troveremo probabilmente di fronte a persone bisognose di assistenza psichiatrica.

Francesco Gordon

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