INTRODUZIONE ALLA FENOMENOLOGIA DI EDMUND HUSSERL. (cap. 2) La novità della Fenomenologia

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Capitoli precedenti:

1. Introduzione alla Fenomenologia di Edmund Husserl

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2. LA NOVITÀ DELLA FENOMENOLOGIA

Siamo così giunti alla questione centrale: Edmund Husserl è il fondatore di una tendenza filosofica – la Fenomenologia – che rappresenta una delle più significative novità teoriche del Novecento e che ha profondamente influito su un numero considerevole di scuole ed importanti scienziati. Ma in che cosa consiste l’originalità di tale nuova aspirazione filosofica?

Per capire che cos’è la Fenomenologia occorre anzitutto chiedersi qual è il suo scopo, quali sono gli obiettivi che si pone, qual è insomma il suo programma filosofico.

Possiamo cominciare a rispondere ricordando quello che ha scritto Martin Heidegger, l’allievo prediletto di Husserl, in “Essere e tempo“: “l’espressione ‘Fenomenologia’ significa anzitutto un concetto di metodo. Essa non caratterizza il che cosa reale degli oggetti della ricerca filosofica (…). (Il termine Fenomenologia) esprime una massima che può essere formulata così: verso le cose stesse“.

Tornare alle cose stesse, così come si presentano nell’esperienza diretta: è questo – prima di tutto – il programma filosofico di Husserl. Heidegger faceva giustamente riferimento al metodo: la Fenomenologia è infatti direttamente collegata all’impostazione trascendentale (essa – come scrive Heidegger – non caratterizza il che cosa reale degli oggetti) ma questa volta nel senso di una ricostruzione dei fondamenti e dei metodi scientifici all’interno del vissuto dell’io.

Abbiamo genericamente anticipato che il programma della Fenomenologia prende avvio dal tornare alle cose stesse, ovvero dal lasciar parlare “i puri fenomeni“, vale a dire ciò che appare effettivamente alla coscienza, a prescindere da ogni pregiudizio teorico, alla coscienza qui intesa come sfera d’essere assoluta da cui prendere le mosse per recuperare il senso perduto della realtà, impoverito dal mondo di mere cose o di fatti senza significato.

La Fenomenologia è quindi innanzitutto un metodo: un nuovo modo di “vedere” le cose. Essa nasce da un’attività interpretativa, da un domandare elementare e radicale nel suo presentarsi come ripulito da ogni presupposto teorico: che cosa vediamo effettivamente quando guardiamo la realtà? In altre parole: che cosa conosciamo “realmente”?

Per capire la realtà bisogna prima conoscerla: ma la prima realtà da conoscere è per l’appunto come facciamo a conoscere la realtà e che cosa, del mondo, possiamo autenticamente conoscere.

Un importante filosofo del Novecento (il già citato Karl Lowith, allievo di Husserl), ha scritto in un’opera autobiografica: “Molti stranieri venivano a Friburgo proprio perché c’era lui (Husserl). Egli ci ha spiritualmente educati tutti, con l’alto magistero dell’analisi fenomenologica, con la chiarezza obiettiva e il rigore dell’addestramento scientifico, indirizzandoci verso l’essenza atemporale dei fenomeni”. Ecco che cosa significa per Husserl “tornare alle cose stesse“: indirizzare la filosofia verso l’essenza atemporale dei fenomeni. È da questo punto di vista – come avremo modo di constatare in seguito, che la Fenomenologia si smarca dal Positivismo e dall’atteggiamento naturale, definito da Husserl come “ingenuo”, che si iscrive e si rapporta al mondo senza porsi il problema di come esso ci venga dato. Nell’atteggiamento naturale e nella prospettiva scientifica la percezione del mondo è un fatto ovvio: una cosa ci sta dinanzi agli occhi, tra le altre cose. “Tornare alle cose stesse” significa invece acquisire la consapevolezza che nella percezione rimane da sciogliere un enigma del quale il Naturalismo scientifico non si avvede: le cose del mondo, il mondo stesso, esiste solo in quanto è percepito (c’è, in questo senso, un evidente collegamento critico all’impostazione filosofica di George Berkeley), solo in quanto è un vissuto (Erlebnis) della coscienza. In altre parole: se scompare la coscienza che percepisce, il mondo si dilegua[1].

Il voler procedere verso l’essenza atemporale dei fenomeni, il voler “tornare alle cose stesse“, porta la Fenomenologia ad intraprendere una strada di ricerca del tutto nuova ed autonoma, che prende le distanze dall’ingenuo atteggiamento naturalista, come dal Relativismo, dallo Psicologismo, dallo Storicismo e da tutte le tendenze culturali che approdano ad una concezione debole e relativista della verità.

La Fenomenologia è invece per Husserl una scienza fortemente connotata, pronta a correre il rischio di porsi in una posizione isolata nel panorama delle varie tendenze filosofiche e culturali: una scienza completamente nuova, lontana dal modo “naturale” di pensare e che pretende di assumersi il compito di dare alla filosofia un carattere di scienza rigorosa. In altre parole il compito della filosofia è insomma per Husserl quello di ritornare a presentarsi come un sapere forte: la Fenomenologia è il metodo in grado di realizzare questo programma (in quanto è in grado di pervenire a risultati universali e necessari)

 

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(segue qui: Introduzione ad Husserl e alla Fenomenologia: Volume I – Da “Filosofia dell’aritmetica” a “La filosofia come scienza rigorosa)

 

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Note

[1] Si leggano a questo proposito le parole di Martin Heidegger in “Essere e Tempo”, par. 7.

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Alessandro Benigni

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