50. Siamo ancora alle solite: davvero l’ideologia gender non esiste?

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Fa male leggere uno stimato professionista mentre bellamente e banalmente sorride di fronte all’evidenza dell’ideologia gender. Per questo ho scelto una di quelle foto che fanno male.

E’ tempo di svegliarsi: è tempo che i professionisti del settore prendano coraggio e si diano una mossa, prima che sia troppo tardi.

Un bambino, spogliato, truccato, mandato a manifestare. Contro i suoi diritti. A dimostrazione del fatto che l’ideologia gender non è poi tanto nascosta: basta aprire gli occhi per rendersi conto di quanto sia già diffusa e penetrata nella società “civile”. Si tratta di un’ideologia contraria all’uomo, nemica dell’uomo e della donna, della famiglia. Ma prima di tutto nemica dei bambini. Perché insegna agli adulti che i piccoli non hanno diritti. Ed insegna che si può fare loro molto male, trattandoli in questo modo, fino ad arrivare alla follia delle operazioni chirurgiche, del blocco dello sviluppo, della deprivazione di padre e madre, e Dio solo sa cos’altro ancora. E’ un’ideologia che insegna ad insegnare cose sbagliate, contrarie all’evidenza, che inducono alla psicosi. E’ un’ideologia che non a caso anche Benedetto XVI aveva duramente condannato, ricollegandosi a quanto affermano le guide spirituali di tutte le religioni, a partire dal mondo ebraico. Leggiamo direttamente le parole del Papa emerito

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“Il Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim, in un trattato accuratamente documentato e profondamente toccante, ha mostrato che l’attentato, al quale oggi ci troviamo esposti, all’autentica forma della famiglia, costituita da padre, madre e figlio, giunge ad una dimensione ancora più profonda. Se finora avevamo visto come causa della crisi della famiglia un fraintendimento dell’essenza della libertà umana, ora diventa chiaro che qui è in gioco la visione dell’essere stesso, di ciò che in realtà significa l’essere uomini. Egli cita l’affermazione, diventata famosa, di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa” (“On ne naît pas femme, on le devient”). In queste parole è dato il fondamento di ciò che oggi, sotto il lemma “gender, viene presentato come nuova filosofia della sessualità. Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata. Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27). No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina, ma finora è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo. Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. Egli è ormai solo spirito e volontà. La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa qui la scelta di fondo dell’uomo nei confronti di se stesso. Esiste ormai solo l’uomo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura. Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda. Se, però, non esiste la dualità di maschio e femmina come dato della creazione, allora non esiste neppure più la famiglia come realtà prestabilita dalla creazione. Ma in tal caso anche la prole ha perso il luogo che finora le spettava e la particolare dignità che le è propria. Bernheim mostra come essa, da soggetto giuridico a sé stante, diventi ora necessariamente un oggetto, a cui si ha diritto e che, come oggetto di un diritto, ci si può procurare. Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere. Nella lotta per la famiglia è in gioco l’uomo stesso. E si rende evidente che là dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell’uomo. Chi difende Dio, difende l’uomo.”

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Veniamo ai fatti più recenti: alcuni genitori di una scuola media di Bolzano hanno risposto a una amica che li invitava ad informarsi sul discorso gender e hanno mandato questo materiale dicendo che non è come si dice: dal blog di Alberto Pellai: http://www.tuttotroppopresto.it/2015/03/16/proposito-dellideologia-gender/ Un ddl della vice presidente del Senato Fedeli (PD) per farne materia di studio in tutte le scuole e all’università – Quotidiano Sanità: http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=25690 . Avevamo già risposto alla proposta Fedeli puntualizzando come le cose si siano già mosse, ben prima della discussione. In modo sintomatico. . Alleghiamo qui di seguito la risposta del dott. Giovanni Bonini e qualche link per ampliare, volendo, il discorso sull’ideologia gender. Che non c’è, d’accordo. Ma si vede e soprattutto si sente. . “Gent.mo dott Alberto Pellai, mi sono preso i 20 minuti di tempo che lei ha indicato, per leggermi il suo intervento, che reputo molto interessante e ricco di spunti di discussione e cerco di risponderle. Parto da due concetti che sicuramente condividerà. Parlare di educazione sessuale estrapolandola da una educazione alla affettività è come dare una moto da corsa a qualcuno che non sa andare in moto, si rischia di cadere e di farsi male, molto male. L’altro aspetto è che i bambini (gli standard dell’OMS partono dalla fascia 0-4 anni) e comunque tutta l’età dello sviluppo, in un tema sensibile come quello della sessualità risente di tanti fattori, personali, individuali, legati alla famiglia che portano il bambino a diversi gradi di comprensione ma anche di sensibilità (estrazione sociale, età, grado di maturazione e di sviluppo, convinzioni morali e religiose, tipo di famiglia) e che probabilmente necessiterebbero di percorsi individualizzati.La cosa che mi lascia perplesso però è che lei scrive di non conoscere l’ideologia gender (o la cultura gender, o la teoria gender, o la chiami come vuole) e che i suoi quattro figli non l’hanno mai incontrata, mi sembra questa affermazione o ingenua (e lei non è il tipo di essere così sprovveduto) o un po’ provocatoria. Avrà sentito parlare del liceo di Roma dove in una classe di 14-15enni è stato letto un libro, durante le lezioni curricolare, dove veniva descritto un rapporto orale, con particolari minuziosi, fra due adolescenti alle prime esperienze omosessuali, o di quella scuola media, dove alcuni genitori sono stati chiamati a riprendere le figlie che si sentivano male, perché durante l’orario scolastico degli omosessuali erano andati a spiegare cosa era la omosessualità, proiettando effusioni intime fra lesbiche e omosessuali. Oppure di quel liceo di Perugia, sempre fra adolescenti delle superiori, un gruppo di omosessuali, durante le ore scolastiche hanno distribuito materiale cartaceo, dove oltre alle tecniche anticoncezionali e per la protezione da malattie veneree, si raffiguravano consigli su come eccitare maggiormente il partner, sia esso eterosessuale, sia esso dello stesso sesso, accludendo la lista di locali dove poter partecipare a happy hour e feste omosessuali. Potrei andare avanti con “il gioco del rispetto” (che le ricordo essere stato ridimensionato dopo che Psicologa Clinica Valentina Morana, ha fatto una relazione dettagliata sulla tecnica) o i libri dove a bambini di 4 anni si insegna con fumetti, l’utero in affitto, la procreazione medicalmente assistita per lesbiche, i tanti tipi di famiglie etc etc etc. La realtà è che quel signore di Trento, che non conosceva le sue intenzioni, è uno di tanti genitori, nonni, zii, addetti ai lavori, che si sono accorti, con anni di ritardo, quanto la cultura dominante omosessualista (cioè promotrice del gender nelle scuole), abbia subdolamente lavorato nelle scuole, nascondendosi dietro il paravento della lotta al bullismo, ma introducendo concetti come l’indifferentismo sessuale che fonda le sue radici su una teoria mai confermata scientificamente, quella che la biologia umana è solo una partenza per una libera scelta verso quello che ognuno di noi desidera essere, transessuale, lesbica, gay, intersex, bisex, transgender, queer, drag queen, drag king fino ad una 70 di generi, ognuno con la sua identità.Possibile quindi che sia ignaro della gender teory? Torno sul “Gioco del rispetto” che come ho detto è stato molto ridimensionato dopo una accesa polemica e tante cose sono state corrette (come spogliarsi e cambiarsi gli abiti fra bambini, ma anche fra adulti). Mi chiedo perché rappresentare persone, uomini e donne, vestiti in maniera assolutamente identica, con l’unica differenza nel taglio di capelli un po’più lungo per la mamma rispetto al babbo? Non è questo frutto dell’indifferentismo sessuale? Maschi e femmine sono diversi ed hanno tutto il diritto di vestirsi da maschi e femmine, anche se poi una donna può fare l’astronauta o il pompiere, ed un uomo stirare i propri pantaloni. Se ad un bambino in crescita io spiego che non vi è nessuna differenza fra lui ed una bambina, che l’uno vale l’altro, poi torna a casa e nell’ambiente in cui maggiormente forma la sua identità, gli metto la pulce nell’orecchio, insinuo in lui un dubbio, provoco in lui una confusione (come sottolineano decine di psicopedagogisti e psicologi dell’età evolutiva). Il bambino per formarsi ha bisogno di idee chiare, di strade da percorrere certe, non di variabili o di incertezze, e soprattutto ha bisogno di coerenza fra quello che apprende in casa e quello che apprende fuori casa. La cultura gender, sta portando nelle scuole un concetto che a mio parere è degno dei peggiori totalitarismi (vedi ddl Fedeli in discussione alla camera) “i figli sono dello stato ed i genitori devono stare fuori da quello che la scuola (Stato) decide per loro”, perché se fosse vero il contrario il MIUR in questi anni avrebbe concertato con essi programmi educativi condivisi, piuttosto che infiltrarli con la menzogna, con l’inganno. Non avrebbe commissionato per la scuola i libretti dell’istiuto Beck (li ha letti?), non avrebbe affidato la didattica scolastica antibullismo a 29 associazioni LGBT (arcigay, arcilesbica, circoli Mauro Mieli, circolo Il Cassero e variati altri), ma avrebbe concentrato la sua didattica sul rispetto verso la singola persona a prescindere da fede, estrazione sociale, etnia e orientamento sessuale. Lei se lavora nella scuola, sa meglio di me che le persone obese, o di bassa statura, o esteticamente non belle, sono molto, ma molto più discriminate delle persone con orientamento omosessuale o lesbico, e che il bullismo nasce e dilaga fra persone insicure, poco formate umanamente, che rispondono con la violenza alla loro insicurezza.Sa sicuramente, perché lo scrive, che l’identità e il conseguente orientamento durante l’adolescenza è molto fluido, con pulsioni anche omosessuali e lesbiche mentre questi “cattivi maestri” raccontano ai ragazzi, che se uno ha questi dubbi, queste emozioni, deve essere aiutato a percorrere questa strada, guai non farlo perseverare; ci sono divieti e minacce nel campo della psicologia che assomigliano più a dei diktat che a delle “prese in cura”. Concludo con delle considerazioni personali.L’educazione sessuale verso i minori, che tocca la sfera più intima della persona, dovrebbe essere compito primario della famiglia, conoscendo il grado di maturazione e la sensibilità dei propri figli, ed avendo un maggiore rapporto empatico con essi. La figura dell’ esperto è a mio avviso molto importante per quanto riguarda la educazione alla affettività dei ragazzi, cioè quel bagaglio umano (emotivo e comportamentale) che precede la tecnica sessuale, purtroppo oggi scarsamente compreso dagli educatori. L’esperto è inoltre fondamentale per supportare la famiglia e per formarla su queste delicate tematiche. La ringrazio per l’attenzione.”

Dott Giovanni Bonini, Pediatra

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In riferimento alla sessualizzazione precoce dei bambini, leggiamo il documento OMS con l’aiuto di questo prezioso video (Notizie Pro Vita)

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Se non bastasse, citiamo qui di seguito solo alcuni dei tanti contributi reperibili on-line che evidenziano l’infondatezza dell’ideologia gender: 1) Teoria gender, scienza o ideologia? 2) Gender: una teoria scientificamente infondata 3) Gli ideologi del gender confondono le idee, ma hanno idee molto confuse 4) Gender- Oltre l’uomo e la donna 5) Gender, omosessuali, omosessualismo: chiariamoci le idee 6) L’ideologia gender non esiste? 7) Imporre l’ideologia gender è un crimine contro l’umanità 8) La teoria del gender è oggettivamente priva di basi scientifiche 9) “Nel nome dell’Infanzia” – Ideologia gender tra Alfred Kinsey e John Money 10) Cambio sesso: puoi modificare tutto, ma non il cervello 11) Donne si nasce, non si diventa 12) Genere o gender? La voce della scienza 13) Differenze comportamentali naturali tra maschi e femmine 14) L’inconsistenza scientifica della teoria del gender 15) Chi sostiene il gender ha paura della diversità 16) Perché il mondo Lgbt ha bisogno di negare l’esistenza della teoria del gender? 17) La femminista Naomi Wolf smentisce la teoria del gender 18) La menzogna della “teoria del gender” e l’incapacità ad educare 19) Il genere ha un ruolo determinante nel caratterizzare gli aspetti fisici del corpo, la struttura del cervello, le tendenze comportamentali, nonché la sensibilità e la reazione agli stati di malattia. 20) L’ideologia del “gender”: se la conosci la eviti 21) Materiali: Genere o Gender? Una lettura scientifica, di Chiara Atzori [Pdf da scaricare] 22) Gender theory? NO, grazie: donne & uomini, teste diverse (lo dicono pure le neuroscienze)

Alessandro Benigni

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Aggiungo qui di seguito il commento di Gianluca Marletta all’immagine postata. Perché fa male, perché è vera, e perché naturalmente, “l’ideologia gender non esiste“:

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“Immagine del gay-pride. Un bambino preso, spogliato, coperto da un festone carnevalesco e mandato a “manifestare”! Chissà chi é questo bambino, chi sono i suoi “genitori” e quali vicende, scelte, drammi li hanno portati a concepire (per se stessi e per i propri figli) un’esistenza simile. A noi rimane solo il dovere di guardare e non dimenticare! Ricordare, nella nostra battaglia per l’Uomo e per la civiltà, anche gli occhi di quel bambino”.

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La foto intera, nella sua disarmante crudeltà:

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 Il videohttps://www.facebook.com/video.php?v=513074832179235&set=vb.253233651496689&type=2&theater

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Per gli stomaci forti, una rassegna è visibile qui.

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Sull’entrata – e nemmeno tanto in punta di piedi – dell’ideologia gender nella Scuola, nelle biblioteche, nei libri per bambini:

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Lettera (pubblicata) al Direttore della “Gazzetta di Parma“.

Egregio Direttore,

Una biblioteca è di per sé una cosa bella e buona. In particolare, lo è una biblioteca per bambini. I tavolini bassi, le seggioline colorate, centinaia di libricini. Una meraviglia. Ed è commovente vedere giovani madri sedute lì coi loro piccoli: una didade perfetta, in cui la favola raccontata è del tutto secondaria rispetto alla storia d’amore, reale e vivente, che possiamo ammirare. Ogni volta, uno spettacolo di irripetibile bellezza.
Quando posso, sfoglio anch’io uno di questi libricini: colmo di meraviglia.
Quante cose belle sa fare l’uomo, quando vuole, caro Direttore.
Qualche giorno fa, mi capita però tra le mani un libro sorprendente: “Piccolo uovo” (di Francesca Pardi, Edizioni Lo Stampatello). La mano è quella di Atlan, famoso per le sue vignette umoristiche e già illustratore delle storie di un fortunato fumetto per bambini: la Pimpa. Chi di noi non la conosce?
In questo libro per bambini però la musica è diversa.
Al piccolo Uovo – il protagonista della storia – vengono mostrate tutte le varie “tipologie” di famiglia. Fin qui, ci sarebbe solo da storcere il naso per la confusione che si fa tra famiglia naturale, single e coppia o, in certi casi, gruppo.
Ad ogni modo arriviamo ben presto alla famiglia composta da un solo animale (non è dato sapere se sia il padre, la madre o nessuno dei due) ed un cucciolo: “com’è fortunato quel piccolo!” esclama il protagonista, quel piccolo Uovo che già appena nato si ritrova orfano e non sa dove andare. Come no. Dev’essere proprio “fortunato” quel bimbo che ha perduto un genitore, vero? Chissà come dovremmo definire chi li ha perduti entrambi: fortunatissimo, a rigor di logica. Una pagina, e si arriva inesorabilmente ai famosi “due papà”: due pinguini, in questo caso, con i loro cuccioli. Mi fermo qui.
Che bello, Direttore, esaltare una famiglia in cui la madre è cancellata dall’orizzonte affettivo, valoriale, o perfino domestico del bambino. Un vero progresso, non c’è che dire. Che bello presentare due maschi (o due femmine) come equivalenti alla coppia complementare di maschio e femmina che sola, come il principio di evidenza naturale insegna, è in grado di generare degli individui.
Ci sarà da ridere o da piangere, Egregio Direttore, quando si dovrà spiegare al bambino che in natura nessuno nasce da due madri? Quale fiducia un bambino potrà avere nell’adulto che gli ha raccontato delle falsità così gravi e così contorte? E con quale finalità? E nell’interesse di chi?
D’istinto, mi sono venute alla mente le parole di Italo Carta, “Quando si abolisce il principio di evidenza naturale la mente compensa con squilibri psicotici gravissimi. Per questo pensare di introdurre l’uguaglianza dei sessi come normale significa attentare alla psiche di tutti. Penso poi ai più deboli: i bambini. Se gli si insegna sin da piccoli che quel che vedono non è come appare, li si rovina. Ripeto, pur non essendo solito fare affermazioni dure, dato che gli omosessuali sono persone spesso duramente discriminate, non posso non dire che introdurre l’idea che la differenza sessuale non esiste, e che quindi non ha rilevanza, è da criminali”. (Italo Carta – Ordinario di psichiatria e direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria all’Università degli studi di Milano).
E’ questo, Egregio Direttore, quello che fanno oggi le Biblioteche? Mettono sugli scaffali libri pericolosi per i bambini? Anzi, sicuramente dannosi, stando alle parole dello Psichiatra?
Mi chiedo: chi decide cosa acquistare? In base a quali competenze? I genitori sono informati? Chi vigila? Possiamo prendere alla leggera quello che fin da piccoli viene inculcato a forza nella mente dei nostri bambini, contro l’evidenza della realtà?

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Alessandro Benigni

Si veda anche: Va bene. L’ideologia gender non esiste. Intanto, però … 

Altri articoli dello stesso autore qui: Ontologismi, sezione Antropologia e Bioetica

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