La donna idealmente è madre prima di esserlo naturalmente

Gentile

“La donna idealmente è madre prima di esserlo naturalmente. Madre, e perciò circonfusa di un lume divino, che la fa sacra a chi veramente l’ami e l’intenda. Madre per i figli, per i fratelli, per gl’infermi, per i piccoli affidati alla sua educazione: in ogni caso, per tutti che possano beneficiare del suo amore e attingere alla sua innata, originaria, essenziale maternità, che costituisce la fonte d’eterna giovinezza, di vita, di amore per l’uomo verso di lei attratto come verso di ciò che gli manca e di cui egli ha naturale e insopprimibile bisogno. E così la donna è confortatrice dell’uomo, che dai contrasti e dalle lotte logoratrici della vita pubblica, politica, scientifica o artistica, sente il bisogno di ritrarsi a quando a quando e rifugiarsi nella sua intimità; e va a posare il capo stanco sul dolce seno della sua donna così come il fanciullo vi cerca la forza che lo sorregga e lo salvi dal disperare nei frangenti più duri della esperienza che comincia a fare della vita.

Consolatrix afflictorum con la sua materna bontà, che è dedizione di sé, abnegazione fino al sacrifizio: quell’odio dell’anima propria di cui parla Gesù, per vivere in altri. Essa è stata ben degna che fosse assunta in cielo, mediatrice tra Dio fonte prima della vita che è in noi, e noi che ne fruiamo: vergine ancora, poiché madre ella è ancora prima di aver conosciuto l’uomo; e l’uomo perciò la cerca e la desidera per la virtù vivificatrice e rendentrice di amore che già è in lei. Non è lui a renderla madre; essa è tale per sua propria virtù, per quella sua originaria natura che già noi intravvediamo in lei andandole incontro, quando essa ci saluta col suo sorriso.”

G. Gentile, “Preliminari allo studio del fanciullo”, Sansoni, Firenze, 1968, pp. 96-97.

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