S. Tommaso: c’è una netta distinzione tra le verità di ragione e le verità di fede

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[…] Tra le cose che affermiamo di Dio ci sono due tipi di verità. Ce ne sono alcune che superano ogni capacità della ragione umana: come, per es., l’unità e la trinità di Dio. Altre invece possono essere raggiunte dalla ragione naturale: che Dio esiste, per es., che è uno, ed altre cose consimili. E queste furono dimostrate anche dai filosofi, guidati dalla luce della ragione naturale. Che tra le nozioni riguardanti Dio ce ne siano di quelle le quali superano del tutto l’ingegno dell’uomo è evidentissimo. Principio infatti di qualsiasi conoscenza di ordine razionale è l’intellezione della natura di una cosa; poiché, come Aristotele spiega, principio della dimostrazione è la quiddità. Cosicché le proprietà che noi conosciamo di una cosa dipendono dal modo di comprenderne la natura. Se quindi l’intelletto umano comprende la natura di determinate cose, per es., della pietra o del triangolo, nessuna nozione relativa ad esse supera la capacità della ragione umana. Ma questo non avviene nella nostra conoscenza di Dio. Poiché l’intelletto umano non può arrivare a conoscerne l’essenza mediante le sue capacità naturali, essendo costretto nella vita presente a iniziare la conoscenza dai sensi; e quindi le cose che non cadono sotto il dominio dei sensi non possono essere capite dall’intelletto umano, se non in quanto la loro conoscenza deriva dalle cose sensibili. Ora, le cose sensibili non possono condurre il nostro intelletto a scorgere in esse la quiddità della natura divina: poiché si tratta di effetti che non si adeguano alla virtù della causa. Tuttavia dalle cose sensibili il nostro intelletto viene condotto a conoscere che Dio esiste, ed altre perfezioni che si devono attribuire al primo principio. Ci sono quindi delle cose divine che la ragione umana può raggiungere, e altre che ne trascendono del tutto le capacità. (S. Tommaso, Somma contro i Gentili)

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