All’origine dell’omosessualità: l’errore della fallacia naturalistica e il punto di vista scientifico

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Un lettore ci segnala questo articolo, della sedicente “Italia per la Scienza“: c’è qualcuno, a quanto sembra, ancora lì ad insistere sulla tesi dell’omosessualità come “fatto naturale”.  A parte che abbiamo già discusso il problema dello scarto logico-linguistico che si presenta quando si utilizzano i termini “normale” o “naturale” in questo modo, dobbiamo ricordare, insieme al Blog Petitio Principii alcuni punti:

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1) Genetica: mappatura completata nel 2003. Nessun gene gay (Ipotesi Xq28 rifiutata)

2) Epigenetica: studi condotti su gemelli identici evidenziano una correlazione di orientamento omosessuale inferiore al 10%, l’idc è parecchio ampio e non garantisce il fatto che vi sia oggettivamente una correlazione fra genetica+epigenetica e omosessualità. [1]

3) Conclusione logica: l’omosessualità non è innata ma acquisita. [3]

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Animali: il comportamento che spesso viene definito omosessuale è, in realtà, bisessuale. Soltanto due specie (umani e pecore) rifiutano totalmente la femmina. Spesso, inoltre, ha semplicemente una funzione gerarchica, come nei felidi e nei canidi nei quali il maschio dominante monta sia i maschi che le femmine.

Filosofia: contro natura e naturale son due concetti totalmente discordanti. Il primo viene dalla filosofia: Platone nelle “Leggi” afferma che «bisogna considerare che, a quanto pare, il piacere sessuale fu assegnato secondo natura tanto alle femmine quanto ai maschi affinché si accoppiassero al fine di procreare, mentre la relazione erotica dei maschi con i maschi e delle femmine con le femmine è contro natura e tale atto temerario nasce dall’incapacità di dominare il piacere». Dove il termine «natura» viene impiegato nel significato di «ciò verso cui una cosa è finalizzata» (Aristotele: «la natura è il fine: […] ciò che ogni cosa è quando ha compiuto il suo sviluppo noi lo chiamiamo la sua natura», Politica, 1252 b 32).

Il secondo concetto (naturale perchè esistente in natura) si configura come una fallacia naturalistica, senza contare che tale logica legittimerebbe una serie di comportamenti alquanto discutibili. Poichè “naturali”.

Varie: i cambi di orientamento sessuale avvengono spontaneamente in entrambi i sensi [2] e, a volte in seguito all’uso di terapie. L’omosessualità correla positivamente (in senso statistico, non morale) con un numero discreto di disagi mentali, abuso di alcool e stupefacenti, malattie sessualmente trasmissibili, suicidio etc. [basta cercare su “google scholar”]

[1] http://www.mygenes.co.nz/PDFs/Ch10.pdf

[2] http://www.mygenes.co.nz/PDFs/Ch12.pdf

[3] In questo video si spiega chiaramente la storia delle teorie più o meno strampalate sulla presunta origine genetica dell’omosessualità: https://www.youtube.com/watch?v=yMcowZwrIU4&feature=youtu.be

Varie: uno studio a caso http://www.sciencedirect.com/…/art…/pii/0306460389900750

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Aggiungiamo un articolo tratto da Le Scienze

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“Fattori epigenetici all’origine dell’omosessualità (Le scienze)”

Prendendo in considerazione i fattori epigenetici è possibile spiegare l’apparente paradosso evolutivo dell’omosessualità: da un lato esistono dati che indicano l’esistenza di una componente genetica, ma dall’altro gli eventuali geni responsabili avrebbero dovuto essere eliminati dalla selezione naturale, rendendo la preferenza sessuale per il proprio sesso un tratto molto più raro di quanto in effetti non sia

All’origine di una preferenza sessuale per il proprio sesso potrebbero esserci fattori epigenetici, ossia fattori ereditabili che non riguardano i geni, ma le modalità della loro espressione. Questo potrebbe spiegare la persistenza nella nostra specie (e non solo) dell’omosessualità, un tratto che dal punto di vista evolutivo è alquanto problematico: se vi fossero geni responsabili dell’omosessualità, la selezione naturale darwiniana dovrebbe limitarne la diffusione, dato che un omosessuale più difficilmente avrà una prole numerosa a cui trasmetterli.

Il fatto che l’omosessualità, maschile e femminile, sia presente pressoché in tutte le culture e che si manifesti più frequentemente in alcune famiglie ha spinto a ipotizzare l’esistenza di una base genetica, anche se tutte le ricerche di geni le cui varianti potessero essere associate allo sviluppo dell’omosessualità hanno dato sistematicamente esito negativo.

Questo apparente conflitto potrebbe essere risolto dai risultati di uno studio condotto dal Working Group on Intragenomic Conflict del National Institute for Mathematical and Biological Synthesis (NIMBioS) – pubblicato sulla rivista “The Quarterly Review of Biology” – nel quale i ricercatori hanno focalizzato l’attenzione su alcuni marcatori epigenetici, temporaneamente presenti nel corso dello sviluppo dell’embrione e del feto.

Mentre i geni costituiscono sistemi di istruzione per la produzione di proteine, i fattori epigenetici dicono in quali tessuti e in quale momento vanno espressi i geni. I marcatori studiati da Sergey Gavrilets e colleghi sono quelli sesso-specifici prodotti nelle prime fasi di sviluppo dell’embrione e destinati a regolare la sensibilità delle cellule alle variazioni dei livelli degli ormoni sessuali nel corso del successivosviluppo del feto. In pratica, la presenza di questi marcatori impedisce che un feto di sesso femminile subisca una mascolinizzazione se i livelli di testosterone sono troppo alti o una femminilizzazione del maschio nel caso opposto.

Questi fattori epigenetici vengono per lo più prodotti di nuovo a ogni generazione; in qualche caso, però, alcuni possono passare da una generazione all’altra, e interferire con l’azione di quelli prodotti dall’embrione. Nel caso dei fattori epigenetici sesso-specifici, se vengono ereditati quelli caratteristici del sesso opposto, saranno influenzati ora la preferenza sessuale, ora l’identità sessuale, ora lo sviluppo dei caratteri sessuali primari, a seconda di quanti e quali fattori siano stati ereditati.  Il modello matematico sviluppato dai Gavrilets e colleghi ha mostrato che i geni che codificano per questi marcatori epigenetici possono diffondersi facilmente nella popolazione, perché i fattori epigenetici che producono, di per sé favoriscono la fitness del genitore (ossia la mascolinità dell’uomo e la femminilità della donna), mentre in un numero relativamente ridotto di casi riescono a “intrufolarsi” nelle cellule germinali e passare alla prole.

Fonte: http://www.lescienze.it/news/2012/12/11/news/omosessualit_epigenetica_geni-1413074/

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