Fede nel nulla. In tutte le sue declinazioni, il suo vero nome è: “odio per Dio”.

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Nella nostra civiltà, assetata del Nulla come non mai, una notizia come questa passerà inosservata. C’è da scommetterci. Si nasconde tutto, ma nello stesso tempo il bisogno di vedere, di conoscere, si fa più forte ed intransigente: quindi tutto si vede, tutto si conosce, ma nella forma allucinatoria dello spettacolo mediatico. Solo così è sopportabile. Anche le notizie del telegiornale, in fondo, sono date in questo modo: come se fosse uno spettacolo, una grande carovana che gira intorno al mondo, proiettando irrealtà e finzione ovunque. Anche nella capanna del Masai.
Ma questo Nulla è reale, tangibile, non è uno scherzo: va su fin dentro alle vene, arriva al cervello. Brucia cuore e polmoni. E placa – come un anestetico per la vita – solo per un po’ la paura, la radicale paura di vivere, di fare, di generare, di inserirsi nel mondo col proprio nome: sembra la cura per il dolore, per l’insufficienza, per non essere “riusciti” (chi si ricorda Michel Quoist?).

Solo per un po’, placa: intanto accelera la corsa verso il confine ultimo.

Per quanto mi riguarda possiamo anche finirla con questa pantomima e chiamare le cose col loro nome, mostrarle alla luce del sole: si tratta dell’umanità che tenta per l’ennesima volta il suicidio. Lo facilita, lo consiglia. Lo pensa fattibile. Oggi in forme nuove, nella perversione polimorfa di cui solo noi siamo capaci: ma sempre di suicidio planetario si tratta: di questo, e non d’altro stiamo parlando.
E sia chiaro: è inutile tentare di nascondere il Nulla. Il nulla non-è, non ha di che nascondersi. Questo va chiamato col suo nome, semplice ma mai banale: “Male”.
Male radicale: voglia di nulla, sete del nulla, credenza nel nulla, fede nel nulla. In tutte le sue declinazioni, il suo vero nome è: odio per la vita, odio per Dio.
Per questo motivo, non per altre cause, il Nichilismo ovunque dilaga: solo perché – e per quanto – la fede si sta spegnendo.

Del resto: chi sparge ovunque quest’odio?

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Alessandro Benigni, Note Minime, 2015

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(Qui la notizia: Tempi.it)

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