Mediocrità dell’etica

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Riflessione piatta.

Credo che l’etica mediocre non porti poi molto lontano.

Occorre toccare il fondo della propria esistenza, con il peccato radicale, o il limite estremo dell’etica dell’esser veramente brave persone: nella tiepida illusione di essere a posto con poco, si resta lontani da Dio.

L’esperienza mi ha insegnato che è più facile accedere all’esperienza religiosa dalla dimensione del peccato piuttosto che dalla vita etica: è più facile sbagliare di brutto che essere bravissime persone. La scelta di mettersi in gioco viene meglio sollecitata dal fondo che si tocca con l’esperienza radicale del peccato e dalla consapevolezza del proprio fallimento, invece che da una vita illusoriamente soddisfatta del proprio mediocre livello etico. La scelta è in fondo sempre per se stessi, ma è la serietà del dramma del peccato che apre le porte all’intuizione: ciò che può essere scelto deve necessariamente esistere prima della scelta, altrimenti non si tratterebbe di scelta. Dunque io non creo me stesso, in quanto scelgo me stesso: bene e male non sono oggetto di creazione umana, come non lo è ciascuno di noi. In questo senso – dall’orizzonte del peccato – si scorge bene che lo scacco radicale non è solo quello dell’uomo peccatore, consapevole del suo peccato, ma anche dell’uomo etico, consapevole della sua insufficienza.
Il cuore dell’esperienza etica – che è poi il momento della scelta – presuppone che l’uomo non sia l’autore del bene e che al contrario debba sforzarsi per raggiungerlo. Dunque, anche nell’esperienza etica, tocchiamo con mano il nostro scacco ontologico, la nostra insufficienza esistenziale.

Se aspiri all’Infinito troverai sempre nella tua esistenza concreta la caduta nelle tue imperfezioni, ovvero nel peccato. Dunque l’esperienza più pura del peccato ci avvicina in modo diretto all’esigenza di salvezza. La responsabilità della scelta etica consiste anche nell’accettarsi come essere imperfetto e peccatore. E’ solo a partire dall’accettazione di questa dinamica strutturale – mia, ma credo comune a ogni essere umano – che possiamo vivere il pentimento, sentimento che nasce sia dall’aver toccato il fondo sia dal toccare il limite superiore della sfera etica.

Oltre il pentimento – solo oltre questo limite – c’è la richiesta di Grazia, il grido d’aiuto che l’uomo consapevole rivolge al suo Creatore.

Solo col pentimento diamo a noi stessi la possibilità di accedere all’esperienza religiosa autentica.

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Alessandro Benigni, Note minime, 2011

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