Quello che era né tu né io lo sappiamo, cos’era.

Quello che era né tu né io lo sappiamo, cos’era. Dicevi: non posso amare uno come te. Non ora. Né mai, ridevo io, che di amore non sapevo neppure declinare un semplice futuro. Eppure quello che è stato è stato e sia tu, sia io, fin troppo bene lo sappiamo. Il vento fresco della primavera, poi i locali, le telefonate non risposte, le macchine che correvano, le estati che ai Navigli non finivano, le misure che si dissolvevano sotto i colpi della nostra perseveranza. Nessuno poteva negare l’evidenza, a parte noi. Fino a non dormire per vedere poco più che un riflesso, dietro un vetro, mentre un treno partiva piano lagnandosi di sé – e di noi – e diceva lui tutto quel che ci potevamo dire. Che cos’era poi, che ci potevamo dire? Non sapevamo allora la verità. Né oggi ancora la cerchiamo: forse ancora troppa paura di trovarla.
La ricorderemo, un giorno forse, la verità che è stata
e non sarà mai più.

milano-navigli

Alessandro Benigni, Ontologismi IV

Annunci