Sul nichilismo odierno

Appunto.  La forma estrema di nichilismo del nostro tempo non può essere colta in tutta la sua gravità, soprattutto per la mancanza di anticopri della “civiltà occidentale”. Il vero dramma è l’assenza – provocata da ina volontaria deprivazione – dei più elementari operatori critici e delle più elementari conoscenze filosofiche. Basterebbe avviarsi alla lettura di Sartre, Camus, Celine, Cioran, o ancora meglio di Schopenhauer, Feuerbach, ma anche Stirner, Heidegger, giusto per fare qualche nome imprescindibile.
Invece di leggere Turgenev o Dostoevskij, le scuole si sono gettate ad occhi chiusi in programmi didattici demenziali e le famiglie sono state drogate con quarant’anni di televisione popolare, nel sendo deteriore del termine. Non dobbiano stupirci se oggi i troviano in questa situazione, tale per cui le masse sono controllate inconsapevolmente fin nel dettaglio dei gusti e delle aspettaive, e sotto una parvenza di democrazia popolare i grandi gruppi di potere controllano il destino dell’Europa. Ora, dove sia condotta da costoro la popolazione europea non è difficile vederlo, a patto che ci si ponga dal punto di vista della volontà di potenza.
Egoismo, voluttà (piacere) e sete di dominio. Erano questi, per Nietzsche, i segni distintivi dell’oltre uomo. Che ne dite? Non notate ancora nulla di strano? Musil è a suo modo un altro profeta inascoltato.
Eppure il percorso, fino al fallimento radicale, è già stato scritto. E non è stato solo Nietzsche ad anticiparlo. C’è tutto un coro che si allarga anche al di là dei confini della filosofia: prima di argomentare, o peggio prima di accogliere supinamente qualunque assurdità che viene dalla “cultura” americana, sarebbe il caso di darsi alla lettura, o meglio alle letture profonde, e dare * almeno * alle nuove generazioni (intendo fruibili da chiunque) gli strumenti teoretici ed intellettuali minimi per capire dove sta andando il treno europeo lanciato a folle velocità. A loro la scelta se valga o meno la pena lanciarsi fuori da questa corsa verso il niente. Già per quelli della mia generazione ho paura che sia troppo tardi.

Alessandro Benigni, Note minime, 2012

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