“Dualismo emergente” – io dico invece: “Continuum resistente”.

Dualismo emergente

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Oggi i filosofi che si professano cristiani e che vogliano esaminare il problema del rapporto tra mente o anima e corpo alla luce delle recenti conoscenze neurofisiologiche, fisiche e chimiche non possono non trovarsi fra due radicali e diverse impostazioni del problema comunemente discusse: il materialismo (nelle sue forme riduttive e non) e il dualismo sostanziale, secondo cui la persona è una sostanza che nelle sue proprietà è completamente differente dal corpo, dunque immortale e relazionato ad esso in maniera non necessaria. Entrambi gli approcci al problema riservano vizi di riduzione o falsificazione dell’esperienza mentale : nel primo caso, le interazioni descritte dalla fisica riconducono in termini di particelle o cromosomi tutto ciò che ci rende autenticamente umani come la relazione religiosa, la giustizia, la verità, la distinzione bene e male e così via. Ci appare difficile dare giustificazione di tutto questo in termini di comportamento delle nostre sole parti fisiche. D’altro canto il dualismo sostanziale non pare essere una risposta sufficientemente esaustiva alla problematica del rapporto mente, coscienza e organismo materiale; la fallacia ricordata è sufficientemente nota alla discussione filosofica: considerata tale posizione nei suoi vantaggi rispetto alla descrizione materialista, rimane aperta la questione di come una sostanza radicalmente diversa dalla materia possa provocare e interagire con stati fisici nel sistema nervoso e dare spiegazione a un rapporto ciò nonostante così stretto fra le due parti. Aggiungendo a quest’ultima osservazione il fatto che le scienze naturali hanno rilevato che alcuni animali molto diversi dall’uomo sono dotati in qualche misura di ciò che noi chiamiamo vita “cosciente” (non dunque semplici automi che reagiscono meccanicamente all’ambiente), che cosa diciamo con la parola “anima”? Per dare spiegazione efficacemente di tali dinamiche fra mente e corpo avremo bisogno prima di tutto di una teoria che sia non riduttiva, che dia spiegazione della stretta relazione che intercorre fra mente e corpo e che spieghi il problema della risurrezione successivamente alla fine dell’esistenza individuale. Una risposta soddisfacente alle problematiche qui evidenziate è dato dal concetto di emergenza: « The core idea of emergence is that, when elements of certain sort are assembled in the right way, something new comes into being, something that was not there before». Per chiarire prendiamo l’esempio di un’equazione matematica: sostituendo le variabili con certi valori all’interno di un sistema di coordinate, otterremmo l’immagine di un frattale. Non è aggiunto dall’esterno, ma è in realtà originato e qualitativamente distinto dagli elementi costituenti che l’hanno prodotto, quando viene raggiunta una certa configurazione sufficientemente complessa da permetterne l’emergere dal livello più basso, ciò è appunto definito “emergenza”. Possiamo parlare di emergenza anche in biologia, quando un insieme di materia combinandosi in un certo modo in una certa situazione da origine alle cellule, le quali collocandosi in una certa struttura in numero sufficiente danno vita a fenomeni come la sensazione, la coscienza di sé e tutto quello che caratterizza un essere vivente evoluto. Se il primo caso di emergenza, riguardante il frattale e l’equazione, può essere accettato facilmente, ciò non si può dire per il secondo. Infatti, una posizione sostenuta è quella secondo cui un insieme di cellule per essere chiamato ” vita” deve essere necessariamente guidato o sostenuto da un principio o forza vitale, oppure che un atto divino infonda dall’esterno nel corpo un’anima, quest’ultima la posizione più conveniente e preferita dalla filosofia cristiana. Possiamo in effetti individuare quattro usi della parola emergenza: il primo, rappresentato dal frattale nato dell’equazione matematica, è detto logical emergent ovvero una conseguenza logica della configurazione e presenza dei propri elementi. Il secondo significato è attribuito a un sistema in cui vi è un’emergenza provocata dai poteri causali degli atomi presenti che danno vita a una nuova struttura, che ritroviamo comunemente in natura nell’acqua che congelandosi forma cristalli di varie forme, che noi definiamo casual emergent. Gli ultimi due significati appartengono a un contesto particolare in cui l’emergenza si manifesterebbe. Prendiamo il caso in cui le molecole delle cellule nervose del nostro cervello, ovviamente tutto ciò spiegabile in termini fisico-chimici e sottomesso all’ordine di tali leggi, si assemblino secondo un certo schema e da esso fuoriescano nuovi sistemi, proprietà o leggi non riducibili a eventi o spiegazioni più basilari. La nuova legge in tale esempio costituisce l’emergenza in quanto emergent law, che fornisce nuove proprietà e capacità causali non strettamente materiali al cervello, ovvero emergent causal powers. A questo punto, portando più in là le nostre precedenti osservazioni (prendendo inoltre un certo peso metafisico nell’affermarlo, dato che dovremmo in parte abbandonare una soluzione puramente psico-chimica), non è assurdo dire che l’emergenza non consista in sole proprietà o nuove funzioni, ma che abbia la capacità come nei cristalli o nelle soluzioni acquose, di dare vita a nuove entità individuali complesse come la nostra mente: « If this where the case, we would have an emergent individual, an individual that comes into existence as result of a certain configuration of the brain and nervous system but that is not composed of matter which makes up that physical system». In sostanza la nostra mente, o per meglio dire la nostra anima è frutto di una configurazione della materia del nostro sistema nervoso, che raggiunto un certo grado di complessità, fa emergere un livello superiore non riducibile, seppur sempre dipendente rispetto a quello inferiore: a thing in itself. Non è nulla di magico o che appare all’improvviso: «The emergent powers are in fact among the inherent powers of the basic constituents of the situation, the elementary particles of matter». Questo è quello che fa del nostro organismo una persona cosciente, piuttosto che i semplici eventi fisici che lo sorreggono. La profonda connessione dunque fra mente e corpo che William Hasker mostra con il cosiddetto dualismo emergente, è spiegabile analogamente nella metafora del comportamento di una calamita e del suo campo magnetico: la mente sta al sistema nervoso come il campo elettromagnetico sta alla calamita che lo produce. La mente è un’entità fenomenica dell’evento fisico alla base del cervello, seppur non riducibile nel suo funzionamento a quest’ultimo particolare. La mente o anima è sostenuta dall’organismo e senza di esso chiaramente non è nella condizione di funzionare. A certi attributi che vengono definiti dall’attività non riduttiva dell’anima corrisponde l’attivazione di certe parti del cervello, evitando dunque di suddividere l’integrità della persona stessa come accade in certe forme dualismo e non entrando in conflitto con le attuali teorie scientifiche (tra cui la teoria evoluzionistica).

J. B. Green, In Search of the Soul. Four Views of the Mind Body problem, InterVarsity Press, Eugene Oregon, 2005, 2010

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