Chissà dove sei

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Chissà dove sei.
Chissà se alla fine ci sei tornata, da tua madre e dalla tua sorellina piccola, a Recife.
Chissà come stai.
Se sei riuscita a dimenticare.
Chissà se mi pensi ancora, se ti ricordi
di me, ogni tanto.
Chissà se hai ancora quel sorriso.
Gli occhi sì, sono certo che sì.
Avrai ancora quegli occhi carichi di passato, di un passato che è come un marchio.
Chissà perchè quella sera me l’hai chiesto.
Ancora mi fa male.
Era chiaro che non ti amavo.
Ti volevo, sì.
Mentre salivi le scale quasi al buio, tenendo sotto braccio il tizio di turno: quando ti voltavi per sorridermi veloce, senza farti vedere.
Come per dirmi: aspettami.
Allora ti volevo, sì.
Ma non ti ho mai amata.
Perchè allora quel mattino me l’hai chiesto?
Era chiaro che non ti amavo.
Stavo lì, col mio bicchiere, perso tra musica, tette e risate, fino al mattino. Come avrei potuto amare?
Perchè hai voluto che te lo dicessi con la mia voce, con parole scandite, in un corridoio gelido?
Non ti bastava vedere com’ero?
Era chiaro che non ti amavo.
Tu lo sapevi.
Nemmeno quando sei venuta da me, quella notte. Fradicia di campari, pioggia e sberle, con quel labbro viola che non riuscivi a parlare.
Perchè proprio da me?
Era chiaro che non ti amavo.

Chissà dove sei.

Alessandro Benigni, Ontologismi IV

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