30. Supremazia delle scienze? Fine dell’etica

scienza

Alessandro Benigni (05.02.2015)

Spaventa davvero la velocità con cui questa morsa a tenaglia invisibile si stringe sul mondo occidentale, in un’indifferenza quasi totale. Nel tempo in cui ogni valore viene messo in discussione, in mancanza di una morale solida e condivisa, il nostro mondo si dà ciecamente in consegna alla “scienza”. E’ questo affidamento ingenuo che appare a qualcuno una morsa a tenaglia, appunto, perché in questo modo da una parte diventa meccanicamente lecito ciò che è tecnicamente possibile e dall’altra viene inconsapevolmente percepito come normale ciò che viene tecnicamente stabilito come tale.

E’ di qualche giorno fa la notizia che nel Regno Unito sarà possibile far nascere un bambino grazie ai gameti di tre genitori: presto avremo dunque essere umani figli biologici di tre persone. Uno stravolgimento brutale dell’atto procreativo (oltre che un salto nel buio dal punto di vista scientifico) che segna il degrado da atto d’amore, o almeno da unione e generazione naturale, a produzione in laboratorio di esseri umani.

I nostri tempi sono ormai questi: è la scienza a decidere tutto, sia ciò che è moralmente lecito, sia ciò che è umanamente normale. All’orizzonte qualcuno intravede già i contorni della società che ci attende: nessun criterio per distinguere il bene dal male, nessun confine certo tra giusto e sbagliato, tra sano e malato. Il tutto in mano agli interessi dei gruppi che di volta in volta orientano le masse verso i consumi.

La normalizzazione dell’anormalità, d’altra parte, è un fenomeno ben radicato nella storia più recente, da ascrivere totalmente all’incapacità contemporanea di distinguere i mezzi dai fini. Una generale amnesia che ha portato a depennare perfino un filosofo universale, un pensatore laicissimo come Immanuel Kant, che nella Critica della Ragion Pratica sintetizzava in questo modo l’imperativo morale: “Agisci in modo da trattare l’umanità, tanto nella tua persona quanto nella persona di ogni altro, sempre nello stesso tempo come un fine, e mai unicamente come un mezzo”.

Ma la scienza non è in grado di determinare alcunché in campo etico e pertanto il fine generale prevalente sarà sempre più il piacere del singolo individuo, il soddisfacimento dei desideri di ognuno. Di conseguenza l’umanità viene sempre più ridotta ad un mezzo tra i tanti: “Le mere scienze di fatti creano meri uomini di fatto”, ammetteva sconsolato Edmund Husserl (La crisi delle scienze europee, 1954)

Parole al vento, quelle di Kant e quelle di chi ha proclamato l’esigenza di una morale universale che indichi a tutti noi (e alla scienza) la strada da seguire: e non il contrario. Tanto che in questa rincorsa ai confini dell’abisso c’è già chi ipotizza che nel prossimo DSM (il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) la pedofilia verrà completamente sdoganata e ridotta ad un orientamento sessuale, uno tra i tanti: ed è preoccupante che alcune recenti conferenze si siano mosse proprio in questa direzione, arrivando ad affermare che non si può dire con certezza che la pedofilia provochi dei danni misurabili nei bambini. Se non fa danni, per quali motivi non dovrebbe essere consentita?

E d’altra parte il logico complemento di questa normalizzazione non può che essere la patologizzazione della normalità, per la gioia dei colossi farmaceutici.

Pensiamo ad esempio al caso di questa nuova malattia, inventata di sana pianta, definita nell’ultimo DSM “oppositional defiant disorder” (ODD): un curioso disordine mentale che consisterebbe in un “atteggiamento continuo di ostilità, disobbedienza e comportamento ribelle”. I sintomi di questa “malattia” includono ribellione, negatività, contestazione dell’autorità, ed essere polemici: non sembra questa la logica premessa di un futuro silenziatore globale per ogni pensiero divergente, per ogni dissidenza, per ogni critica all’ideologia dominante?

E non è certo un caso isolato, purtroppo. D’ora in poi, perfino la comune sofferenza umana verrà considerata una specie di malattia mentale. Tanto che Allen Frances * ha sentenziato in merito: «Il mio miglior consiglio ai clinici, alla stampa ed al pubblico in generale è: siate scettici e non seguite ciecamente il DSM-5 lungo una direzione che porterà facilmente ad un eccesso di diagnosi e ad un dannoso eccesso di somministrazione di farmaci», ed aggiungendo in seguito: «Far diventare la sofferenza umana una malattia mentale sarà la manna per l’industria farmaceutica ed una carneficina per chi soffre».

E non è finita qui. Il nuovo DSM inventa di sana pianta nuove malattie mentali anche per i più piccoli. Si pensi per esempio al DMDD, “disruptive mood dysregulation disorder”: disturbo da cattiva regolazione di uno stato d’animo esplosivo (ci si riferisce qui agli scoppi di collera tipici nei neonati e nei più piccoli). E’ sempre Frances a tirare questa conclusione: in questo modo si «trasforma il fare i capricci tipici del bambino in una malattia mentale». Tutti sappiamo che dove c’è una malattia c’è un’azienda che produce un farmaco: qual è il fine reale della creazione a tavolino di nuove malattie?

Del resto non è in discussione proprio in questi mesi, nel nostro paese, lo psico-reato di omofobia?

Qualcuno forse spera che sia ancora una volta la scienza a fornirci un farmaco in grado di curare quei pazzi che oggi vogliono difendere il diritto di ogni essere umano ad avere un padre e una madre.

Come volevasi dimostrare.

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Note:

* Allen Frances è il direttore della team di specialisti che ha messo a punto la penultima versione del DSM, il n. 4.

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Pubblicato in Libertà e Persona (05.02.2015)

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