Romanticismo

La multiformità delle tendenze e dei problemi che si intrecciano con la nozione di Romanticismo impedisce di tracciare un quadro unitario di questo complesso periodo della storia della civiltà europea che iniziò sul finire del Settecento e si protrasse per l’intera prima metà dell’Ottocento. A lungo si vide come elemento centrale del fenomeno romantico l’opposizione tra le letterature classiche e quelle moderne, non tenendo conto che la rivoluzione letteraria del Romanticismo implicava una nuova concezione della realtà. Nella contrapposizione di classico e romantico Goethe definì classico colui che aveva la sensazione di vivere sotto lo stesso sole che illuminò e riscaldò Omero, e che pertanto concepiva la vita come continuità, mentre romantico era al contrario colui che avvertiva un passato profondamente diverso dal presente e un futuro come assoluto mistero, che cioè concepiva la vita come divenire. Il senso del transeunte non può però essere esclusivo di un determinato periodo storico. L’anima di un Catullo non era certo “intera”, quella di Virgilio non era scevra di nostalgia e di malinconia, quella di Lucrezio non era immune da atteggiamenti titanici: anche questi poeti possono essere definiti, in senso lato, romantici ma rimane da spiegare la differenza di tali forme di sensibilità romantica dal Romanticismo come scuola storica. In altri termini, occorre chiedersi in quale momento della storia il Romanticismo perenne acquistò coscienza di se stesso e diventò Romanticismo storico. Tale momento è laRivoluzione francese che, caratterizzata da una forte carica passionale, mise definitivamente in crisi il mito illuministico della ragione. Solo dopo la Rivoluzione, Novalis e i suoi contemporanei si accorsero di essere romantici, in quanto si opponevano a quei “classici” che per essi erano gli illuministi. Mentre infatti il “classico” del Settecento aveva una fede invincibile nella ragione, che aveva scoperto verità definitive, capaci di assicurare la felicità del genere umano, l’uomo romantico rifiutava tale mito razionalista, non credeva in un inarrestabile progresso. Ne conseguì il dilagare di tendenze irrazionalistiche, scatenate dalla persuasione che la realtà più autentica si sottraesse al dominio della ragione e si potesse attingere solo con il sogno e l’allucinazione, con l’ebbrezza dei sensi e con l’esperienza terribile, ma morbosamente affascinante, della morte. È significativo che la sensibilità romantica si definisca con termini tedeschi che non hanno l’equivalente nelle lingue neolatine, come Sehnsucht, che allude a uno stato d’animo malinconico, tipico di un desiderio mai soddisfatto, e Stimmung, che indica l’aspirazione romantica all’armonia cosmica. E si spiega come, nel primo Novecento, si sia operata una netta distinzione tra Romanticismo tedesco e Romanticismo latino: Farinelli ha definito il primo “mistico, filosofico, individualistico” e il secondo “sentimentale, sociale, patriottico, moraleggiante”. Più di recente si è individuato uno stretto legame tra Romanticismo e decadentismo attraverso il comune denominatore dell’irrazionalismo: nel suo celebre saggio La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romanticaM. Praz ha rintracciato negli scrittori romantici i temi predecadenti dell’isterismo, del sadismo, dell’erotismo, della lussuria, ecc. Si tratta di una fuga negli abissi dell’incoscio, che non ha disdegnato il ricorso alle scienze occulte e alla magia, che ha alimentato il culto del male nelle sue forme più sfrenate e perverse, donde discende il ricco filone del Romanticismo “nero”, con le sue atmosfere cupe e angosciose, affollate di mostri e di spettri, di orrendi delitti e di macabre allucinazioni. Se questo è l’aspetto più torbido del misticismo romantico, c’è una sua manifestazione più moderata, che si è espressa come vaga religiosità o ha favorito la conversione alla religione tradizionale, in netto contrasto con il deismo e con l’ateismo degli illuministi. L’ansia inappagata di infinito dell’uomo romantico si è manifestata tuttavia non solo come fuga nell’inconscio o nel sovrannaturale, ma, più semplicemente, come fuga nello spazio e nel tempo: di qui le evasioni romantiche verso il Medioevo barbarico o l’antica Ellade, di qui l’esotismo, manifestatosi come vagheggiamento di luoghi incontaminati, come nostalgia del primitivo (dall’America di Chateaubriand e diLongfellow all’Estremo Oriente di Gautier e Loti, alle isole del Sud di Melville e Stevenson); di qui, infine, il mito dell’infanzia vista come un paradiso perduto, come l’età che consente un contatto fresco e autentico con la realtà. All’ansia d’infinito si contrapponevano le leggi e le convenzioni imposte dalla società; ne consegue, da parte dell’eroe romantico, una duplice reazione: il titanismo, che rinnova il mito di Prometeo, divenuto per i romantici il simbolo della ribellione al finito, della sfida contro i valori consacrati (si pensi al byronismo); e il vittimismo, cioè il ripiegamento dell’eroe sconfitto nella solitudine e nel sogno, nella malinconia e nel suicidio: è il caso del Werther goethiano (anche se, nella maturità, Goethe ripudiò quanto di patologico era nel suo personaggio). La perenne evasione dalla realtà fu però solo un lato dell’anima romantica: l’altro lato del sempre bifronte Romanticismo è costituito dall’impegno per l’edificazione di una civiltà nuova. Nacque anzitutto, con il Romanticismo, lo storicismo: in opposizione agli illuministi, che vedevano la storia come preparazione “all’età dei lumi” e condannavano come ignoranza e barbarie il passato, i romantici ritennero che nella storia nulla fosse inutile o irrazionale e in ogni suo momento essa fosse infinita perfezione, razionalità assoluta. Nacque di qui la rivalutazione del Medioevo, in cui si scorgevano le origini del mondo moderno, e, inoltre, in contrasto con il cosmopolitismo settecentesco, il concetto di nazione, che Manzoni definì “una d’arme, di lingua, d’altare,/ di memorie, di sangue e di cor”. Lingua e religione, razza e costume sono indubbiamente elementi tradizionali del concetto di popolo: ciò spiega le posizioni legittimiste e reazionarie di molti romantici francesi e tedeschi, sostenitori della Restaurazione e dell’alleanza di trono e altare. Ma non va dimenticato che nei Paesi oppressi dal dominio straniero si verificò una coincidenza tra Romanticismo e lotta per la libertà: basti ricordare lord Byron morto a Missolungi per la libertà della Grecia, oMazzini e tanti altri romantici italiani impegnati nelle lotte del Risorgimento. Tale finalismo patriottico era però in netto contrasto con la più notevole conquista dell’estetica romantica, cioè con l’autonomia dell’arte. Si riproduceva così, in sede letteraria, l’antinomia tra la tendenza alla fuga e all’evasione e l’opposta tendenza all’impegno con la concreta realtà storico-politica: da una parte nasceva una letteratura lirico-soggettiva, il cui sbocco fu il decadentismo; dall’altra parte una letteratura realistico-oggettiva, che ebbe come sbocco il romanzo sperimentale, il naturalismo e il verismo. Sogno e realtà sono, in sintesi, i due volti del Romanticismo, le contraddizioni tipiche di una civiltà travagliata e complessa, che hanno agitato la coscienza europea fino ai nostri giorni.


Sotto l’aspetto filosofico il Romanticismo si presenta come movimento di pensiero che privilegia il sentimento di fronte alla ragione e ne fa una categoria spirituale, attribuendogli un valore predominante. Anticipazioni di temi romantici furono in Rousseau la rivalutazione della natura e nello stesso Diderot il valore da attribuire alla storia. Ma ben più importante fu l’eredità che al Romanticismo lasciò il movimento dello Sturm und Drang, sostanziato dal pensiero di HamannHerder e Jacobi a cui si accompagnarono i giovanili ardori di Goethe e di Schiller: in essi la ragione accompagna ancora la ricerca dell’uomo, ma non ha più lo smalto illuministico dell’onnipotenza, è una forza limitata che procede verso la trasformazione del mondo fra notevoli difficoltà e in contrasto continuo con la realtà che vorrebbe cambiare. Le vie della fede e della mistica sono ancora in penombra, ma già se ne intravvede il tracciato. Ad abbattere l’ultimo diaframma e a entrare in piena tematica romantica (il Settecento è già agli ultimi battiti temporali) fu la trasformazione del concetto di ragione in forza infinita, immanente al mondo e sua dominatrice, anzi sostanza stessa del mondo. Autore di questa trasformazione che dilata i ben distinti termini della ragione individuale dell’uomo in forza cosmica fu Fichte, che identifica la ragione con “l’Io infinito” o “autocoscienza assoluta”. Il filosofo riesuma qui concetti neoplatonici e più propriamente plotiniani, ma li propone con più matura chiarezza come “infinità di potenza o di coscienza”, fuori da ogni concetto di spazio e di tempo. Principio spirituale creativo, l’Io infinito di Fichte diventa in Schelling “Assoluto”, matrice di una filosofia della natura in cui si coagulano i diversi elementi del Romanticismo: panteismo naturalistico, filosofia dell’Eros, della libertà, dell’arte, dell’infinito. Nel pensiero diHegel l’Io fichtiano e l’Assoluto di Schelling diventano Idea, il “vero infinito”, che s’identifica in dialettica sintesi con il finito, vale a dire con il mondo e in esso trova la sua realizzazione. Io, Assoluto, Idea sono però in ultima analisi tre nomi dell’unico “principio infinito” e questo può essere interpretato come “Ragione Assoluta”, che opera con rigoroso determinismo oppure come attività non astretta da necessitanti determinismi, ma libera e dilagante: l’infinito cioè è in questo caso “sentimento”. E qui il pensiero romantico si collega strettamente con la ben più vasta produzione letteraria e artistica, che dell’infinito ha fatto il suo fondamento: il riconoscimento è dato dallo stesso F. Schlegel, quando attribuisce a Fichte il titolo di “scopritore del concetto romantico dell’infinito”. A esso si richiama anche Novalis definendo il mondo “una grande opera di poesia”. L’aspetto religioso del Romanticismo fu analizzato da F. Schleiermacher: la religione è “l’aspirazione dell’individuo finito all’infinito”, il sentimento che egli vive in se stesso della sua dipendenza dall’infinito; in sintesi religione significa “sentimento dell’infinito”: il tema ritorna quasi con identità lessicale. Nel pensiero posthegeliano rivivono alcuni aspetti del Romanticismo nella filosofia dell’amore di Feuerbach, nel superuomo di Nietzsche, nella filosofia esistenzialista di Kierkegaard. Questi portò alle estreme conseguenze la teoria romantica dell’ironia, ponendola su un nuovo piano come “relazione ambigua”, perché l’uomo finito sente in sé l’esigenza dell’infinito, ma questo sfugge all’uomo che, mancando di questo preciso riferimento, unico a poterlo illuminare sul significato della sua vita, viene a trovarsi in contrasto con se stesso e vive di conseguenza in un’angoscia esistenziale. Sull’interpretazione dell’infinito come regno del sentimento si fonda la supremazia che il Romanticismo assegna talora all’arte: l’infinito è sentimento. Ma la filosofia è razionalità, mentre l’arte è “espressione del sentimento”. Dunque nel Romanticismo l’arte deve avere il sopravvento sulla filosofia. È l’interpretazione verso cui inclinò Schelling quando definì il mondo “un’opera d’arte” che ha come autore l’Assoluto. Ed è questa interpretazione del Romanticismo che varca le frontiere della Germania e trova seguaci in Francia e in Italia. Se il Romanticismo si pone come antitesi all’illuminismo, non ha però dello stesso, in campo filosofico, un’uguale ampiezza; ben maggiori invece sono le sue fortune in campo letterario e storico.

















Il Romanticismo è stato un movimento artistico, musicale, culturale e letterario sviluppatosi al termine del XVIII secolo in Germania. Preannunciato in alcuni dei suoi temi dal movimento preromantico dello Sturm und Drang, si diffuse poi in tutta Europa nel XIX secolo. Ha segnato un’epoca di grande rilevanza storica. In questa breve guida al romanticismo, ci proponiamo di fornire una panoramica generale di una corrente sulla quale invece si dovrebbero consumare pagine e pagine, per trattarla adeguatamente.

Non è possibile definire il Romanticismo in senso univoco, poiché si tratta di un fenomeno complesso che assume connotazioni diverse a seconda delle nazioni in cui si sviluppa. Nel movimento romantico non c’è un riferimento preciso a un sistema chiuso di idee, che possa compiutamente definirlo ma esso fa piuttosto riferimento a un “modo di sentire” a cui gli artisti del tempo adeguarono il loro modo di esprimersi artisticamente, pensare e vivere. Come in ogni trattazione che si rispetti, partiamo con l’inquadrare il contesto storico che fa da cornice alla corrente artistica e letteraria che stiamo considerando: ecco allora che ci viene in mente che il Settecento è stato il secolo delle grandi rivoluzioni come quella francese e americana, che hanno stravolto il concetto di potere assoluto e conferito potere alle masse. Questi sconvolgimenti colpiscono la coscienza popolare, innescando reazioni di smarrimento, sdegno, entusiasmo. 
Non può passare in secondo piano la Rivoluzione Industriale, che sconvolge le stratificazioni tradizionali della società e implica la nascita di un nuovo proletariato, quello che vive in città per lavorare nella fabbrica. Questa nuova realtà sembra ingestibile dal misero essere umano, il quale è piuttosto in balia di forze misteriose. Anche la Natura non può sfuggire a questi eventi dissacranti: Madre Natura viene contaminata e violata, la sua sacralità viene offesa e con essa scaturisce il senso di colpa dell’uomo.

È in questo quadro storico che si formano gli intellettuali romantici. Ciò che li contraddistingue sono tematiche prettamente negative: nella letteratura dell’epoca affiorano preponderantemente il dolore, la malinconia, l’inquietudine, l’angoscia, l’infelicità individuale e cosmica, il rifiuto della realtà, il vagheggiamento della morte, il fascino del male e del mistero. Si assiste ad un rifiuto dell’utilitarismo letterario, che induce la nascita del Soggettivismo. Il poeta comincia quindi un percorso interiore, fatto di introspezioni e riflessioni malinconiche. Dal soggettivismo deriva una nuova libertà espressiva, che permette al letterato di esprimersi con spontaneità e autenticità.





Caratteri generali del Romanticismo

Con il termine Romanticismo si indica il movimento filosofico, letterario, artistico, ecc. che, nato in Germania negli ultimi anni del secolo XVIII, ha poi trovato la sua massima fioritura in tutta Europa, nei primi decenni dell’Ottocento, improntando di sé la mentalità di gran parte del secolo. 

Se per la una prima interpretazione il Romanticismo trova la sua nota qualificante nell’esaltazione del sentimento, che si concretizza nei rappresentanti del circolo tedesco di Jena e trova i suoi esponenti principali in Friedrich e August Schlegel e Novalis, per una seconda interpretazione esso tende invece a configurarsi come un’atmosfera storica.

Come osservò Paul Valery, è impossibile formulare una definizione esauriente del Romanticismo: “Bisognerebbe aver perso ogni esigenza di rigore intellettuale per osare definire il Romanticismo”. Esso è pieno di ambivalenze, poiché in esso coesistono ad esempio il primato dell’individuo e della società, l’esaltazione del passato e l’attesa del futuro, il titanismo e il vittimismo, ecc.

Tuttavia, pur nella varietà delle posizioni, i romantici sono tutti d’accordo nel respingere la ragione illuministica. Già incriminata del bagno di sangue della Rivoluzione, la ragione dei philosophes è ritenuta anche incapace di comprendere la realtà profonda dell’uomo, dell’universo e di Dio.

Per i romantici, l’organo più funzionale per penetrare l’essenza dell’universo è il sentimento. Il sentimento di cui parlano i romantici è qualcosa di più profondo e intellettuale del sentimento comunemente inteso e risulta nutrito e potenziato di riflessione e filosofia, pur apparendo comunque un’ebbrezza infinita di emozioni. L’esaltazione del sentimento procede parallelamente al culto dell’arte, vista porta aurorale della conoscenza. Al poeta si conferiscono doti sovra-umane, che fanno di lui un esploratore dell’invisibile.

Anche la religione è considerata una via d’accesso privilegiata al reale che, andando oltre i confini della ragione, riesce a cogliere il Tutto nelle parti, l’Assoluto nel relativo, il Necessario nel contingente. Contrariamente a Kant, che aveva costruito una filosofia del finito e aveva fatto valere in ogni campo il principio del limite, i romantici cercano ovunque, dall’arte all’amore, l’oltre-limite. L’Infinito si qualifica come il protagonista principale dell’universo culturale romantico.

Il modello più seguito dai poeti e filosofi tedeschi è quello panteistico. Infatti il sentimento della immedesimazione tra Infinito e finito è così forte da far sì che i romantici, almeno all’inizio, tendano a concepire il finito come la realizzazione vivente dell’Infinito. Sebbene prevalente, esso non è tuttavia l’unico. Il finito viene anche considerato la manifestazione più o meno adeguata dell’Infinito, secondo un modello trascendentista e teista.

L’espressione germanica Sehnsucht (desiderio) sintetizza l’interpretazione dell’uomo come desiderio e mancanza, desiderio di avere l’impossibile e sentire il soprasensibile. Sehnsucht, che deriva etimologicamente da sehnen (desiderare) è di fatto un desiderio innalzato alla seconda potenza, un desiderio del desiderio.

Altri atteggiamenti propri del romanticismo sono l’ironia e il titanismo. L’ironia consiste nella superiore coscienza del fatto che ogni realtà finita è impari di fronte all’infinito, e dunque nel non prendere sul serio le provvisorie manifestazioni dell’infinito (la natura, l’io). Il titanismo esprime invece un atteggiamento di sfida e di ribellione, proprio di chi si vuole combattere pur sapendo che alla fine risulterà perdente e incapace di superare le barriere del finito.

L’anelito verso l’infinito genera anche la tendenza all’evasione e l’amore per l’eccezionale. I romantici sono andati alla ricerca di mondi capaci di eccitare la fantasia, nei mondi del sogno e dell’arte. Collegata all’evasione, è anche la figura romantica del viandante; l’errare romantico assume infatti la fisionomia di un vagare inquieto verso l’irraggiungibile.

Altro tema caratteristico del Romanticismo tedesco è quello dell’armonia perduta, che scaturisce dal convincimento secondo cui la civiltà e l’intelletto avrebbe sradicato l’uomo da una situazione di primitiva spontaneità e simbiosi con la natura, rendendo l’individuo schiavo della società.

L’amore appare ai romantici come il sentimento più forte, la vita della vita stessa. La prima caratteristica dell’amore è la globalità, la ricerca di una sintesi fra anima e corpo. La seconda caratteristica risiede nella ricerca dell’unità assoluta degli amanti, in modo tale ciò che è due possa diventare uno. Secondo i romantici, infine, nell’amore l’Assoluto è almeno in parte già posseduto.






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